Please Wait

Il Volto della Morte

 
PARTE UNO: MYA.

Rispondeva al nome di Mya Chiyo Lee. Aveva meno di vent’anni ed era una pittrice davvero dotata. Sapeva tratteggiare paesaggi, oggetti e nature morte con una dovizia di dettagli a dir poco impressionante. Aveva la misteriosa capacità di catturare l’anima di qualsiasi cosa avesse davanti, ma aveva anche un grande limite: si dichiarava del tutto incapace di dipingere ritratti umani.
La verità che nascondeva a tutti, però, era ben diversa.
La verità era che lei possedeva un dono pericoloso: quello di riuscire a ritrarre la Morte.
La prima volta che era accaduto, non se n’era nemmeno resa conto. Si era seduta davanti a sua madre e, con un carboncino in mano ed un album di schizzi sulle gambe, le aveva chiesto di poterle fare un ritratto. Quando si era risvegliata, il foglio davanti a Mya non era più bianco. Aveva le dita grigie, il sole era prossimo al calare e l’immagine che aveva tratteggiato non era quella della madre, ma quella dello sconosciuto che da lì a poco l’avrebbe investita ed uccisa.
Allora, la ragazza non era riuscita a spiegarsi l’accaduto, anche se da quel momento in poi timori sempre più strani ed inspiegabili avevano preso ad occuparle il cuore. Mya si era fatta sempre più silenziosa e, per lungo tempo, aveva cessato di dipingere. Poi, però, il desiderio di riempire i vuoti che la morte di sua madre aveva lasciato aveva prevalso ed aveva ripreso a disegnare qualsiasi cosa avesse un’anima, ma non una vita da estirpare.
Almeno, fino a quando non si era ritrovata davanti a qualcosa che non possedeva né un’anima, né una vita: Gyo Yahn.


PARTE DUE: GYO YAHN.

«Tu dipingerai per me.»
Nella voce di colui che l’aveva fatta rapire e portare da sé, non c’era alcun desiderio di chiedere, ma soltanto di avere. Il luogo in cui Mya era stata condotta era buio. Tutte le finestre erano sbarrate da pesanti imposte. L’aria era viziata, densa e corposa, tanto che ad ogni respiro la ragazza sentiva una strana ansia crescere sempre di più dentro di sé, a dismisura.
Non conosceva Gyo Yahn. Non aveva mai sentito parlare di lui prima di allora, né nessuno l’aveva mai nominato sin da quando era stata presa e portata via di forza dalla sua casa, però, per qualche ragione misteriosa, Mya pareva avere già capito che non le sarebbe servito a nulla negargli ciò che lui voleva. L’individuo che le sedeva di fronte, infatti, aveva tutta l’aria di non essere incline ad accettare opposizioni o rifiuti.
Si accarezzava il mento ricoperto da una barba lieve, appena pronunciata. E la fissava. La fissava come se avesse potuto leggerle dentro. A occhi aperti o chiusi, Mya si rese conto di essere capace di vedere una cosa soltanto: i suoi occhi. Piccoli. Scuri. Feroci. E assetati.
«Non posso dipingere senza gli strumenti adatti.»
«Li avrai.»
Gyo Yahn le rispose prima ancora che lei potesse portare a termine la domanda, come se fosse davvero stato capace di sapere a cosa lei stesse pensando. La sorprese, tanto da spingere il suo giovane cuore ad aumentare i battiti. Mya socchiuse gli occhi, nel tentativo di scorgere qualcosa in tutto il buio che la circondava. Qualcosa di gelido ed inconsistente le sfiorò la base del collo, lasciata esposta dai capelli che aveva raccolto in una sorta di disordinato chignon.
«Mi serve più luce.»
Gyo Yahn rise. Una risata sommessa, beffarda. Crudele.
«Chiedimi cosa voglio che tu dipinga.»
Ancora una volta non chiese, ma pretese. E a Mya non restò che sottomettersi, anche se lui non le aveva assicurato la luce che lei gli aveva chiesto.
«Cosa vuoi che dipinga per te?»
«Io voglio un ritratto.»
Il sangue le si gelò nelle vene. Un brivido inconsistente le accarezzò la schiena quando realizzò che lui sapeva perfettamente di cosa lei fosse capace. Cercò i suoi occhi, li affrontò ed ancora una volta ne uscì sconfitta. Non conosceva Gyo Yahn, ma capiva -sentiva- che non avrebbe mai e poi mai potuto opporsi a lui. Chinò il capo. Ed annuì gravemente.


PARTE TRE: IL VOLTO DELLA MORTE.

Mya depose il carboncino e tornò in sé. Come prima cosa si guardò le dita sporche, ma non osò sollevare lo sguardo verso la tela appena dipinta o verso colui che aveva pazientemente atteso che finisse il lavoro. Gyo Yahn era seduto di fronte a lei, con le gambe accavallate e le dita tese a sfiorarsi la bocca sottile. Nessuno avrebbe mai potuto dire a cosa stesse pensando, o se stesse pensando a qualcosa, poiché il suo volto era da sempre un enigma.
Quando lo sentì alzarsi dalla sedia, Mya strinse il labbro inferiore tra i denti e trattenne il respiro, in attesa. Sentì la sua presenza spostarsi accanto a lei, senza però toccarla. Il suo cuore accelerò i battiti. Un brivido freddo le corse lungo la schiena, mentre si domandava che effetto facesse guardare un volto dipinto e sapere che si trattava della propria Morte; della persona che presto o tardi ti avrebbe ucciso.
Per qualche istante non si udì nessun rumore, nemmeno quello dei loro respiri. Poi, all'improvviso, Gyo Yahn prese la tela e la stracciò in un impeto di rabbia. Mya non osò guardarlo per paura di venire sopraffatta dalla furia cieca che aveva colto il suo committente nel momento in cui aveva finalmente posato lo sguardo su ciò che le aveva richiesto. Lo sentì gridare, distruggere, poi lui la afferrò per un braccio e la obbligò a guardarlo negli occhi. In quegli occhi così scuri e furiosi.
«Tu chi sei?»
Glielo gridò dritto in faccia, facendola sussultare. Mya era entrata in trance subito dopo che qualcuno le aveva dato in mano un carboncino per dipingere. Aveva avuto Gyo Yahn davanti a sé per tutto il tempo, ma la verità era che non lo aveva mai guardato. Aveva fatto tutto ciò che lui le aveva chiesto, senza esitare e senza controbattere. Spinta dalla paura, non aveva nemmeno osato sollevare lo sguardo su quegli occhi che, con la luce tremante di una candela accesa, avrebbe finalmente potuto vedere nitidamente. Forse per questo, trovandosi davanti a lui per la prima volta, per qualche momento non riuscì a parlare.
Gyo Yahn era giovane, molto più di quanto avrebbe mai potuto immaginare. La sua pelle era talmente chiara da parere trasparente, mentre i suoi occhi erano così scuri da farle venire le vertigini. Aveva i capelli neri ed una sottile barba a ricoprirgli il mento. Non aveva cicatrici, né nei, né qualsiasi tipo di altro segno sulla pelle. Il suo corpo non possedeva alcun odore e le sue mani, strette sulle braccia sottili della ragazza, erano fredde come il ghiaccio.
«Allora?»
«Io…» Sollecitata Mya esitò, non sapendo bene cosa rispondere. «Io sono una pittrice…»
«No.» La voce di Gyo Yahn si fece dura, aspra. «Tu sei una strega.»
Per un istante il dubbio che lui non sapesse cosa lei avrebbe dipinto sulla tela le attraversò una mente. Mya aveva dato per scontate molte cose, non per ultima il fatto che lui sapesse del suo dono. Si chiese cosa lui si fosse atteso esattamente da lei e cos’altro avrebbe potuto fare per accontentarlo. Poi, però, lui la lasciò andare e lei cadde in ginocchio, incapace di sostenersi sulle proprio gambe.
«Tu resterai qui. Non dormirai, non mangerai e non uscirai finché non avrò deciso cosa fare di te.»
La fievole luce della candela si spense all’improvviso, nel battito di ciglia che Gyo Yahn impiegò ad uscire dalla stanza ed a chiudere la porta dietro di sé. Mya rimase al buio. Sola. Cominciò a tremare, sempre più forte, perché infine, mentre lui si stava allontanando da lei, era finalmente riuscita a vedere un piccolo pezzo del dipinto che gli aveva fatto ed a comprendere.
Il volto disegnato sulla tela, infatti, non era ovviamente quello del suo committente. Il volto della Morte di Gyo Yahn era il suo stesso e per questo lui l’avrebbe certamente uccisa.


PARTE QUATTRO: IL VAMPIRO.


Mya si scosse all’improvviso, udendo un grido animale perdersi nella sua testa. Erano ore che provava a dormire e che non le era concesso. Ogni volta che provava a chiudere gli occhi, infatti, quel grido tornava a tormentarla insieme alla promessa che Gyo Yahn le aveva fatto.

«Non dormirai, non mangerai e non uscirai finché non avrò deciso cosa fare di te.»

Si portò le mani alla testa, del tutto distrutta da quell’insostenibile situazione. Nella follia che la mancanza di riposo, di cibo e di compagnia le aveva portato, si ritrovò a scommettere nel modo in cui sarebbe morta. Di stenti. Di paura. O per mano sua.
Mya non sapeva ancora quale nome dare a colui che l’aveva trascinata in tutta quella storia. C’era una sola cosa di cui era certa: che sarebbe morta per il motivo sbagliato, perché in nessuno modo ed in nessun mondo una come lei avrebbe mai potuto uccidere uno come lui. Possibile che non capisse?

«Tu chi sei?»

La domanda che lui le aveva fatto la tormentava. Mya si era sempre sforzata di non fermarsi a pensare ai perché nella sua vita, eppure la situazione in cui era finita le aveva riportato alla mente le tante domande a cui non era mai riuscita a dare risposta e che, forse, le avrebbero anche potuto spiegare chi fosse.
Perché aveva il dono di poter dipingere la Morte?
Perché non poteva esserci un errore in ciò che lei dipingeva?
«Tu chi sei?»
La voce che aveva accompagnato i suoi incubi le parve all’improvviso molto più reale di quanto ricordasse. Prima che potesse fare qualsiasi cosa, due braccia forti la sollevarono e le imprigionarono il mento, obbligandola a scontrarsi nuovamente con quegli occhi. Scuri. Crudeli. E assetati.
«Io non lo so…» balbettò con voce rotta.
«Sei umana?»
Gyo Yahn rivoltò il fragile corpo di Mya tra le sue mani, quasi fosse stata una bambola con cui giocare. Era evidente chi fosse il padrone dei due, e chi il sottomesso. Ciò che a Mya non era ancora chiaro, era cosa lui intendesse con quell'ultima domanda. 

«Sei umana?»

Era ovvio che lei lo fosse, come credeva lo fossero anche tutti gli altri. Poi, all'improvviso, un pensiero impossibile le sfiorò la mente. Più che un pensiero, un sospetto.
«Perchè? Tu non lo sei?»
«No.»
C’era una buona dose di ingenuità nelle parole della ragazza, oltre che di stanchezza. Non pareva avere davvero capito chi avesse davanti a lei, esattamente come Gyo Yahn, che, nonostante avesse il potere di leggere nel pensiero degli uomini, non era ancora riuscito a capire chi fosse realmente la pittrice ed in quale terribile maniera avrebbe mai potuto ucciderlo.
Mya spalancò gli occhi, meravigliandosi della risposta che lui le aveva appena dato. Le aveva detto che non era umano. E se non era umano, allora cos’era?
Deglutì, placando l’impulso di chiederglielo poiché l’ultima cosa che avrebbe voluto era farlo arrabbiare. Lui, però, le rispose comunque.
«Io sono un vampiro.»
Per qualche istante, Mya si rese conto di aver perso la capacità di muoversi e respirare. Gli occhi di Gyo Yahn la fissavano. Erano scuri, determinati. Non stava mentendo. Mya aveva sempre avuto la sensazione che qualcosa in lui non tornasse. Per paura di capire cosa non aveva mai osato chiederselo, ma, non appena lui glielo aveva rivelato con tanta chiarezza, tutto era tornato al proprio posto, compreso il perchè lui le avesse risposto senza nemmeno attendere la fine della domanda.
Si portò le mani sulla gola, attingendo alle ultime forze che possedeva. Si aggrappò ai ricordi, sperando di riuscire a salvarsi.
«I vampiri non possono morire.»
Gli occhi di lui, se possibile, si fecero ancora più scuri e terribili.
«I vampiri forse no, ma gli uomini sì.»
Si trattò di un istante, che Mya registrò troppo tardi per poter reagire. Gyo Yahn la avvolse nel suo freddo abbraccio. Mya si sentì cadere. Qualcosa di viscido le scivolò sulla pelle, macchiandole le vesti. Senza capire perché, sentì le forze abbandonarla ed il buio avvolgerla. Qualcosa di gelido le sfiorò le labbra, penetrando dolorosamente in esse, e fu allora che lei comprese.


PARTE CINQUE: IL BUIO.

Era tardi. Ed era sola.
Mya ritrasse la mano dalla tela e riportò lo sguardo sull’ultima immagine che aveva visto prima di cominciare a dipingere quel folle ritratto che si era sempre rifiutata di fare. Lo specchio che le stava accanto le rimandò l’immagine della splendida donna che era diventata, con la pelle così bianca da parere trasparente e gli occhi così scuri da ricordare il fondo di un infinito abisso. Era molto cambiata sin da quando Gyo Yahn l’aveva avvolta nel suo abbraccio. Aveva perso la propria vita, ma ne aveva avuta un’altra, diversa, in cambio.
Dopo che lui l’aveva baciata, lo aveva odiato a lungo, così come aveva odiato anche se stessa ed il terribile dono che l’aveva portata da lui, nella sua casa, a regalargli il privilegio più grande: quello di poter vedere il volto della propria Morte. Poi, però, un giorno si era come svegliata ed aveva cominciato a vedere tutto sotto una luce diversa.
Si sfiorò il ventre con la mano sinistra, al cui anulare spiccava un anello nero come il buio che aveva scorto negli occhi di Gyo Yahn la prima volta che si era ritrovata a guardarli. Anche lui aveva un anello identico al dito. Anche lui non se lo toglieva mai, nemmeno quando andavano a caccia insieme e la luna coglieva a stento il colore acceso del sangue che colava dalle loro labbra intrecciate.

«Tu chi sei?»

Gyo Yahn non glielo aveva più chiesto, anche se erano trascorsi diversi anni dalla prima volta in cui glielo aveva domandato. Quella risposta ancora mancante aveva comunque cessato di importare ad entrambi.
«E’ ora di andare.»
Mya sollevò lo sguardo oltre la tela. Gyo Yahn la stava fissando. I suoi occhi non erano mai cambiati; erano ancora scuri, profondi ed assetati. Un po’ come erano diventati anche i suoi stessi.
«Dammi un minuto.»
Gyo Yahn svanì da davanti a lei, lasciandole il tempo di guardare la tela in cui aveva si era proposta di dipingere il proprio ritratto: il volto della propria Morte. Mya sorrise, riconoscendo all’istante la persona dipinta sulla tela. Lei lo sapeva; in fondo lo aveva sempre saputo. Si alzò in piedi e prese la tela tra le mani. Per qualche secondo, restò incantata dallo sguardo che aveva ritratto, anche se quello era il volto della sua Morte e, forse, avrebbe fatto meglio a temerlo, piuttosto che amarlo.
Poi lo stracciò, aggrappandosi a quella consapevolezza che aveva aperto le porte di una nuova vita, diversa, ad entrambi.

«I vampiri non possono morire.»

Mya uscì nel buio della notte. Qualcosa di freddo le sfiorò il braccio e lei si voltò appena in tempo per specchiarsi negli occhi di colui che l’aveva rapita e portata da sé per dipingere la Morte. Gyo Yahn le sorrise, intrecciando le dita a quelle della ragazza. Poi, nel tempo di un battito di ciglia, entrambi svanirono nel nulla, mentre il buio nascondeva i loro passi.


Fine
 


 

Commenti - Il Volto della Morte

Credits

x

Layout e Contenuti © Mividam
Realizzazione Tecnica e Grafica - Stefano Pozzati (pozzware.com)
Hosting - Aruba (www.aruba.it)
 

Home:
Grafica © Step
Musica © Evanescence

Il Legame Rosso:
Immagini © Step
Altre Immagini © Luis Royo
Musica © Evanescence

Phanìa:
Immagini © Step
Musica © Muse

Stirpe della Sirena:
Immagine © Jack Shalatain
Immagini Mito: Google
Musica © Nightwish

Il Quarto Sapiente:
Immagine © Sébastien Bermes
Altre Immagini © Sandrine Gestin - © Victoria Francès
Musica © Rhapsody

Il Re dei Popoli:
Immagine © Luis Royo
Altre Immagini © Mividam
Musica © Within Temptation

Ultima Notte di Caccia:
Immagine © Mividam
Altre Immagini: Google, © Step e © Mividam
Musica © Pooh
 

Made with:  WebSitter By Pozzware.com Valid XHTML 1.0 Transitional CSS Valido!