Zahira del Deserto di Pietra
Un grande fuoco arde maestoso tra le dune del Deserto di Pietra. Non c'è vento quella notte e grosse nuvole viola oscurano la luna, che, affilata come una falce, scintilla sinistra nel cielo. Le fiamme si innalzano verso l'oscurità, aggredendola. Ad ogni scricchiolio del legno si fanno più alte, più vaste e più terribili. Una luce rossa come il sangue macchia le bianche rovine della città di Kharima, mentre, smarrendosi nel lungo grido di una donna, ogni cosa intorno pare perdere colore. Le dune non sono più d'oro e la luna non è più d'argento.
Il fuoco è l'unico protagonista di quella notte. Con le sue lingue sibilline sembra quasi sussurrare qualcosa di incomprensibile alla piccola folla che l'osserva rapita. La pira strepita nel divorare il legno e la carne; s'incendia e si espande come sospirando. Tutti la guardano, tutti l'osservano mentre consuma la notte e la vita. Il legno scricchiola, ed il suo suono assomiglia fin troppo a quello delle ossa umane che si sgretolano.
Nell'aria fattasi rovente si ode nuovamente il grido di una donna, che si perde nella confusione della folla che festeggia. Il fuoco incanta. Il fuoco attrae. Il fuoco colpisce. E brucia.
Sguardi scuri, stranieri a quelle terre, osservano la pelle della donna legata alla pira corrodersi lentamente, mentre la sua vita si logora pian piano. Le sue grida riempiono l'aria, ed i cuori di coloro che l'osservano. Lei arde, soffre, ma non china lo sguardo davanti a nessuno. Stringe i denti, ingoia il dolore, mentre la sua mente diventa un tutt'uno con le fiamme, disperatamente. Essa si fa fuoco e si fa calore.
Il suo sguardo diventa lucido. Piange, ma non si arrende. Gli occhi scuri, affilati come una pietra d'ossidiana, intrappolano l'immagine di coloro che danzano davanti a lei ed al fuoco, maledicendoli. Un brivido freddo percorre le schiene di tutti.
La folla grida. Ombre scomposte disegnano davanti alle fiamme sagome animalesche, che si stagliano tra le bianche rovine di Kharima come fantasmi. La città è piena di gente come non mai, ma mette paura più di tutte le altre notti.
Infine, con un ultimo grido, la voce della donna si arrochisce. Le fiamme divorano le sue membra e la sua gola, assottigliandole il respiro. Nessuno capisce più quali siano le sue parole. Nessuno comprende il mistico inganno che cela nell'anima nera.
Il fuoco divampa. Le corde che le tenevano i polsi imprigionati si spezzano ed il suo corpo cade. Il fuoco arde più alto. Le fiamme la ingoiano fameliche e lei, finalmente, scompare in una miriade di frammenti di cenere che si spargono nell'aria.
Tutti danzano. Tutti sperano.
Poco lontano gli occhi d'ombra di un uomo catturano le fiamme del fuoco, facendosi di pura luce nel momento in cui la vita della donna si dissolve. La sua mano grande, da guerriero, accarezza lentamente il manto scuro della pantera accomodata accanto a lui. La bestia apre gli occhi gialli, brillanti, ed essi scintillano nella notte rubando per un istante al fuoco la sua luce color sangue.
«Dannata donna. Ci ha provato fino all'ultimo.»
Il volto di pietra dell'uomo inghiotte ogni emozione, come un baratro senza fine. La folla davanti a lui divinizza la morte, anziché festeggiare la vita.
«Ma alla fine sei stato tu a trionfare sulla strega, grande Jasin.»
La languida voce del consigliere prova a rassicurare lo spirito del suo re, ed innanzitutto il suo stesso. Egli sfrega le mani tra loro, alla ricerca di calore. La notte non è fredda, ma un brivido di ghiaccio percorre la schiena di tutti. Il vento ricomincia a soffiare, mentre ancora la spade dei guerrieri sono lontane dalle loro mani che si estendono verso il cielo.
«La strega è bruciata!» gridano gli uomini. Sembrano felici e forti come non mai, ma la verità è che la loro voce si fa alta per far tacere la paura che ancora portano nel cuore.
Quella donna ha sconfitto la morte una volta.
Perchè non potrebbe accadere ancora?
Jasin, facendosi sordo alla paura, chiude gli occhi ed inspira a pieni polmoni l'aria fattasi quasi rovente. La fuliggine penetra dentro di lui, soffocandogli il respiro.
Quando riapre gli occhi, il re di Purpurea è stanco di guardare la folla davanti a lui che festeggia la morte. Senza dire una parola si alza in piedi e, seguito dalla sua pantera, si addentra tra le rovine di Kharima. Nessuno lo segue.
E la paura rimane accanto al fuoco, dentro agli uomini che gridano sempre più forte per dimenticarla.
Anche all'interno della città fantasma l'aria è incandescente. Il Deserto di Pietra circonda Kharima in un abbraccio silente. Le dune di sabbia bianca sovrastano le sue case senza più uomini. Ciò che resta delle strega danza leggero nell'aria, insieme alla fuliggine.
Echi scomposti, sussurrati, si fanno pressanti nel silenzio che pervade la mente del guerriero. Jasin non vuole ascoltare. Jasin non vuole ricordare. La sua mano grande cerca il manto color notte della pantera che gli cammina di fianco, senza trovarlo.
Senza più forze, si trova a chiudere gli occhi.
«Il nostro» sussurra «è un destino crudele. Un destino di morte.»
Sembrano trascorsi anni sin da quando tutto è cominciato. Eppure, non si è consumato che un unico giorno. L’unico giorno, in cui a quell’unico uomo è stato consentito di varcare il limite estremo e di salutare morte e vita insieme.
Tutto aveva avuto inizio proprio lì, dove Jasin era certo si sarebbe anche concluso: nel Deserto di Pietra, all’interno del suo cuore più intimo e nascosto. A Kharima, la città sepolta.
«Grande strega di Kharima, ti prego, ascoltaci!»
La fanciulla davanti a cui il consigliere del re si era inchinato quella mattina era nel fiore degli anni. Una leggera veste d'oro le copriva il corpo acerbo, indecifrabile. Camminava scalza sulla sabbia, con le spalle coperte dal tiepido sole del mattino.
«Quale motivo vi ha spinto a sfidare il deserto?»
La voce della ragazza pareva gentile, i sui occhi attenti. Osservava con curiosità la piccola delegazione che era giunta fino a lei. Nessuno, prima di allora, era mai arrivato a Kharima. Soltanto i disperati potevano giungere alla città sepolta nel Deserto di Pietra.
«Il nostro re è morto e noi vogliamo che lo riporti in vita.»
Nell’udirlo l'espressione della strega si fece improvvisamente fredda. Jamad, il primo consigliere del re di Purpurea, le sorrideva rassicurante. Le folte sopracciglia formavano un grande arco al di sopra dei suoi piccoli occhi comuni. Tutto, in lui, pareva volerla confortare, ma Zahira sapeva bene che non era saggio fidarsi di chi giocava con la morte. E l’uomo davanti a lei, per quanto paresse tenere a dimostrarle il contrario, aveva le mani sporche di sangue.
«Non è saggio sovvertire il corso degli eventi» lo ammonì.
Ma lui non piegò il capo.
«Noi possiamo pagare per i tuoi servigi.»
«Il tributo è molto alto.»
La voce della strega era secca, ostile.
«Per la vita del nostro re siamo disposti a darti qualsiasi cosa desideri.»
Jamad si inginocchiò davanti a lei. La supplicò, ma non chiese quale fosse il tributo da pagare. Era disperato; soltanto i disperati potevano giungere fino a Kharima.
E così Zahira si convinse ad accettare.
La strega del Deserto di Pietra annuì lentamente, poi fece portare il corpo del re dentro alla sua tenda fatta di sassi e stracci. Infine comandò a tutti di non entrare, qualsiasi cosa fosse accaduta.
Gli uomini si accamparono a Kharima ed attesero in silenzio per diverse ore. Poi, quando il sole morì all’orizzonte, uno strano vento si alzò dal deserto. Allora, ombre sconosciute presero ad agitarsi tra le rovine della città sepolta, instillando nei cuori di tutti nuove e terrificanti paure.
Intanto, all'interno della tenda, Zahira sfiorava il viso del re con le punte delle dita sottili. Al suo tocco delicato, la pelle senza più vita del guerriero si faceva sempre più tiepida, come le braci di un fuoco su cui alita il vento. La strega, piegata su di lui, cantava senza usare la voce. Il suo corpo, seduto sopra a quello del re, si muoveva al ritmo di melodie invisibili.
La sua, era una danza magica.
Poi, ad un tratto, il corpo del re fu scosso da un brivido. La sua schiena si inarcò e lui cominciò ad agitarsi nel sonno, come se si trovasse all’interno di un incubo.
«Vivi» comandò allora Zahira, ben sapendo che nella città sepolta di Kharima ogni suo desiderio era legge.
Ed il re tornò in sé, gridando.
Jasin strinse i pugni per il dolore. Dimentico della morte che lo aveva avvolto, ebbe come l’impressione di essere rimasto intrappolato tra le fiamme di un grande fuoco. Sentiva il proprio corpo scottare. Era confuso. Qualcosa lo sta chiamando a sé. C’era una voce nella sua testa ed ogni volta che si abbandonava ad essa il dolore si faceva più lieve, la sua anima più oscura.
Esili dita gli solleticavano il viso. Il guerriero sentiva un peso premergli sullo stomaco, per questo, non appena ne ebbe la forza, le sue grandi mani si avventarono su ciò che gli stava comprimendo lo sterno. Fu così che, senza volerlo, si trovò ad afferrare i morbidi fianchi di una fanciulla. Il fiato della ragazza profumava di vento e la sua pelle liscia scivolava via leggera tra le dita del guerriero, come sabbia.
Jasin aprì gli occhi e li specchiò in quelli scuri, famelici, di una donna. Non ebbe il tempo di chiederle chi fosse. Le melodie senza suono di Zahira gli accarezzavano il viso, seducendolo come il più pericoloso degli inganni. Il re sentiva il proprio corpo bruciare. La vita gli attraversò le vene con una furia inaspettata e lui si ritrovò a gridare.
«Vivi» comandò nuovamente la strega, sovrastando le sue urla. «Vivi per me!»
E fu allora che accadde il miracolo. L'immagine del guerriero venne intrappolata negli occhi scuri di Zahira.
Jasin perse la voce all’improvviso. La strega lo dominava. Nel corpo, nella mente e nel cuore. Lo attraeva e lo seduceva mortalmente, come le fiamme di un incendio che lambiscono le fragili membra di un uomo. E lui non poteva –né voleva- sottrarsi al suo incanto.
Insinuando una mano dietro al liscio collo della donna, il re provò ad attrarla a sé. La voleva; la desiderava, ma lei gli scivolò via come sabbia nel vento.
Zahira rise, di lui e della sua umana debolezza. Il suono vibrante e possente della sua voce spaventò i guerrieri che giacevano fuori dalla tenda. Jasin, invece, ne fu irrimediabilmente attratto.
«Vieni qui» le ordinò provando a trascinarla verso di sé con ogni sua forza. Il re non era abituato a non ottenere ciò che voleva, e lui voleva Zahira. Non sapeva che la strega del Deserto di Pietra era l'unica donna che non avrebbe mai potuto avere.
«Cosa succede?»
«Il re!»
«Il re è vivo!»
Qualcuno gridò fuori dalla tenda. Jasin si distrasse per un istante e Zahira scivolò via dalle sue braccia, lasciandogli addosso la strana sensazione di aver fatto un sogno meraviglioso.
Gli uomini di Jasin penetrarono nella tenda. Circondarono il loro re, lanciando alte grida di gioia. Ci fu chi proclamò il miracolo e chi giudicò senza alcuna pietà la magia nera della strega. Però, nessuno ebbe il coraggio di guardarla negli occhi.
Intanto lei, in disparte, attendeva il proprio momento.
Alla fine arrivò anche Jamad, il consigliere del re, che correva sfregando le mani tra loro. Era compiaciuto, ma il sorriso che gli attraversava il volto furbo non prometteva nulla di buono.
Nella festa, nella gioia, la voce della strega riportò all'improvviso il silenzio, rammentando a tutti l’accordo che avevano stretto.
«Il vostro re è vivo ed io voglio il mio tributo.»
Jamad le sorrise, guardandola negli occhi scuri senza più alcuna paura.
«Dimmi cosa vuoi, strega, e ti sarà dato.»
Zahira non esitò a rispondere.
«Io voglio un'altra vita, in cambio di quella del re.»
«Molto bene» dichiarò Jamad. «Ci è concesso scegliere quale vita sacrificare?»
La strega alzò gli occhi al cielo e per un istante una scintilla di luce rossa come il sangue attraversò il suo sguardo scuro, d’ossidiana. Zahira aveva bisogno di un tributo per recuperare la magia che aveva usato, tuttavia voleva lasciare gli uomini liberi di scegliere.
«E sia» concesse. «Ma una vita dovrà pagare prima del sorgere del nuovo sole.»
«Perdonami, grande strega del Deserto di Pietra, ma possiamo anche scegliere come sacrificarla?»
La strega annuì ancora e Jamad sfoderò il migliore dei suoi sorrisi.
«Grazie.» Il suo ghigno si inarcò maggiormente, mentre esponeva i denti gialli. Infine si voltò verso i seguaci del re. «Uomini, preparate una pira.»
Quando Jasin riapre gli occhi una lacrima impossibile gli solca il viso, morendo tra le sue labbra. E’ tutto finito. Il fuoco con cui Zahira gli ha ridato la vita, ha cancellato anche la strega dalla città sepolta di Kharima. Il sentimento che gli attraversa il cuore ormai arido non è dolce come quello che ha provato quando, tra le sue braccia, ella lo ha sottratto alla morte.
Il tradimento si agita dentro di lui. Quella notte è stato commesso un grande sbaglio. Lui non si è potuto opporre ed ormai è tardi per tornare indietro. Il vento della vita non può soffiare anche per Zahira, né quella notte, né mai più. Il viso del re torna di pietra.
«Il ricordo è pericoloso» sussurra, e la sua voce si perde tra la sabbie bianche del Deserto di Pietra. «A volte fa più male della morte.»
Intorno a lui tutto è buio e silenzio. Della pira non resta che cenere. Del suo esercito di guerrieri non si scorgono che ossa e spade. La sabbia del deserto è ferma, quasi fosse un'infinita distesa di rocce.
Su di essa i passi felpati della sua pantera non generano alcun rumore. Le unghie macchiate di sangue sembrano scivolare sulla polvere bianca da cui nascono le rovine di Kharima, la città fantasma. La bestia ruggisce, e soltanto allora Jasin si volge a guardarla.
All'orizzonte il sole sta sorgendo. Il cielo pare dipinto con il sangue. A tratti, ricorda senza giudicare la strage che si è compiuta quella notte.
All'improvviso Jasin si rende conto di essere solo all'interno di Kharima, ed il vuoto che sente nel cuore lo fa sentire ancora più abbandonato.
La pantera gli sfiora la coscia con il muso ed il guerriero reagisce d’istinto, accarezzandola con la mano grande. Il suo pelo liscio gli pare tutto ad un tratto uguale ai morbidi capelli di Zahira. Jasin chiude gli occhi e la sogna un'ultima volta. Quello è il suo addio.
«Siamo rimasti solo io e te, amica mia. La vita di tredici uomini e quella di Zahira sono scomparse.»
Le sue labbra si serrano.
«E' un prezzo troppo alto per la vita di un uomo soltanto.»
Jasin si inginocchia e guarda la bestia negli occhi. Essi lo ammaliano, come un incanto. Ma in quel momento è giorno, e la luce smaschera gli inganni della notte.
«Magari fosse ancora notte» sussurra. Quasi leggendogli nel cuore, la pantera gli sfiora il viso con il muso, in una placida carezza.
Soltanto allora il guerriero si accorge che qualcosa, in lei, è cambiato. Il suo sguardo è diverso. Le sue iridi non sono più gialle, ma si sono fatte scure, come uno specchio d'ossidiana. Il guerriero osserva la propria immagine perdersi negli occhi lucidi della bestia. Il vento riprende a soffiare; è tiepido e ha lo stesso odore del magico respiro di Zahira.
Jasin sorride, comprendendo.
«Presto verrà la notte» sussurra.
E quando scenderanno le tenebre, Kharima si popolerà di nuovo. Allora, un grande fuoco arderà maestoso nella notte e Zahira, la sua Zahira, danzerà soltanto per lui.