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La Sapiente

 

Le mani mi bruciavano. Le mie dita tremavano, mentre il sangue gocciolava lentamente a terra, abbandonando il mio corpo. Sentivo che la mia fine era vicina, ma non mi importava perché sapevo che, infine, avevo adempiuto ai miei doveri di Sapiente.
Caddi a terra stremata, avvolgendo nuovamente il mio potere intorno alla Fortezza. Volevo indagarla nel profondo un'ultima volta; volevo essere certa di aver estirpato il male. Se così fosse stato, non avrei avuto alcun problema a pagare la mia vita come prezzo, ed eppure qualcosa non andava. Avevo una strana impressione, come se ci fosse stato qualcosa che non avevo ancora compreso...
Sentivo un peso sullo stomaco; era una sensazione che conoscevo bene e che avevo già provato soltanto qualche mese prima, il giorno in cui ero giunta per la prima volta a Hecatoor, terra madre di ogni magia ed inganno, ed avevo giurato fedeltà eterna alla stirpe regnante sulla Fiamma di Verità. Da allora erano cambiate molte cose, mentre una soltanto era rimasta la stessa: Harath.

Harath era il primo Sapiente di Hecatoor e, anche se nessuno avrebbe mai osato ammetterlo, dal suo consiglio dipendevano le scelte del re. Fu lui a scegliermi e ad ordinare di sottrarmi al mio villaggio per farmi giungere a Hecatoor. E sempre lui, giudicandomi nella Stanza Magica con la prova della Pietra, mi propose di diventare una Sapiente.
Mi bastò un solo sguardo per capire che era diverso da tutti gli altri, anche se, quando giunsi alla Fortezza della Magia, il mio potere era ancora acerbo, e debole. Però compresi sin dal principio che, intorno a sé, Harath aveva una sorta di alone mistico, tipico di chi possiede una magia molto potente, più grande di quella sopportata da un normale corpo umano.
A differenza degli altri uomini non pareva nutrire alcun interesse per me che, essendo una ragazza nel fiore degli altri, e per giunta per metà elfo, ero sempre stata ritenuta piuttosto bella. Era evidente che piacevo, con i miei capelli chiari, fini come mai avrebbero potuto essere quelli di una normale donna, e gli occhi grandi e limpidi, dello stesso colore di una delicata rosa tea. Si capiva dagli sguardi degli uomini che mi osservavano di continuo, senza avvicinarsi per paura di fare qualcosa di sbagliato od offendermi.
Ed eppure lo facevano tutti, tranne Harath. Lui non era interessato alle donne, almeno, loro non erano ciò che per lui era più importante, e tutto questo non derivava dal suo ruolo di Sapiente, ma dalla grande ambizione che portava dentro di sé e che non lo faceva mai sentire pago di ciò che aveva.
Aveva tutto, ma gli mancava sempre qualcosa. Era geloso e diffidente, come se fosse stato certo che tutti desiderassero soltanto ciò che gli apparteneva e glielo volessero portare via.
Era stato allora, conoscendolo, che avevo iniziato a provare la stessa sensazione di fastidio che, mentre stavo morendo, mi attanagliava il cuore...


Improvvisamente realizzai di cosa si trattava. Avevo la stranissima impressione che qualcuno mi stesse ancora indagando nel profondo; che stesse scandagliando i miei pensieri, nonostante qualcos'altro dentro di me mi dicesse che in realtà era tutto finito.
Era sempre stato così sin da quando ero arrivata a Hecatoor; avevo sempre avuto l'impressione che qualcuno leggesse i miei pensieri, anche se dentro di me qualcosa di diverso ed estraneo mi aveva sempre detto che non era vero. Era stata una continua contraddizione, chissà, probabilmente dipendeva dal fatto che, ormai tempo addietro, avevo compreso che c'era qualcuno, a Hecatoor, dotato del potere del comando. Lo avevo realizzato il giorno in cui il Signore della Fortezza, per la prima volta, mi aveva chiesto di fare qualcosa per lui.

«Uccidi il traditore» mi aveva detto dall'alto del suo trono d'oro. Era stato chiaro nel proferire quelle poche parole in presenza del suo giovane figlio rimasto orfano di madre fin dalla nascita: Atlas di Hecatoor. Il bambino, in piedi accanto a lui, mi osservava con curiosità, ed al contempo pareva anche prestare particolare attenzione ad ogni gesto del padre.
In quel momento, osservandolo, mi ricordai che Harath mi aveva detto che sua madre era morta in seguito a complicazioni durante il parto, ma, sin dal primo momento in cui guardai il piccolo Atlas negli occhi scuri, compresi che la causa reale della morte della donna non aveva nulla a che vedere con l'umano. Quel bambino, infatti, così come suo padre, possedeva il potere e, si sapeva, poche donne soltanto riuscivano a sopravvivere al parto di un bambino dotato.
Però, a Hecatoor non spettava ai regnanti usare la magia, anzi, essi amavano nascondere questo loro talento per poterlo usare solo quando era strettamente necessario. Fare incantesimi era giudicato un "lavoro sporco", da delegare ai loro sottoposti.
«Tu hai il
potere della vista» continuò il mio re riportandomi alla realtà e distraendomi dai miei pensieri. «Usalo per stanare il traditore e poi uccidilo» mi ordinò.
Quello fu il mio primo incarico da Sapiente. Non avevo mai ucciso e dapprima, a quell'ordine, sbarrai gli occhi sorpresa, tentata di ribellarmi. Poi, però, sentii il dovere di fare quanto mi era stato imposto, anche se non era nelle mie intenzioni.
Fu allora che mi accorsi di uno strano ronzio che aleggiava nell'aria, ed immediatamente compresi. Qualcuno stava usando su di me un potere molto raro:
il potere del comando, per farmi agire così come il Signore di Hecatoor voleva, anche contrariamente alla mia volontà. Nel buio, nascosto tra le ombre dietro al trono, sentii la pressione dello sguardo di Harath. Quel potere maledetto era il suo...
Chinai la testa con rassegnazione e chiusi gli occhi, lasciando vagare il pensiero così come dovevo. Il mio potere si avvolse intorno a Hecatoor, coprendolo come un sottile ed impalpabile mantello di seta, che rivelava le vere intenzioni degli uomini. Iniziai a scorgere delle figure, quasi invisibili, simili a sottili ombre pallide che attraversavano il mio sguardo. Poi vidi altri uomini, dal volto grigio. Istintivamente fui portata a dubitare delle loro intenzioni, ma compresi che non erano loro quelli che il mio Signore cercava. Infine, scorsi una figura che mi si mostrò con il volto scuro, nero come e più della pece stessa. Quello era il traditore.
«L'ho trovato» affermai scandendo le parole.
«Voglio il suo nome» mi chiese allora il mio Signore.
Restrinsi il cerchio generato dal mio potere, misi a fuoco i contorni di quella figura, ed infine fui in grado di scorgere chiaramente i suoi lineamenti. In quel momento, sul mio viso comparve un'espressione di pura meraviglia; non era possibile...
«Qual è il suo nome?» mi incalzò il Signore di Hecatoor, e qualcosa o qualcuno, dopo aver esaminato i miei pensieri, mi obbligò a rivelare ciò che mai avrei voluto dire.
« Rajen... Rajen Stark...» risposi, quasi in un sussurro.


Nel ricordare sentii una morsa attanagliarmi il cuore ed una lacrima mi attraversò il viso. Lentamente aprii gli occhi e mi voltai alla mia destra. Il corpo di Rajen era lì dove l'avevo lasciato; lì dove Harath l'aveva ucciso...

Era bastato un solo suo cenno della mano, e Harath aveva sprigionato un potere tale da fare impallidire il sole. Senza che potessi fare o dire nulla avevo visto il corpo di Rajen tremare nelle convulsioni, mentre la bava gli saliva alla bocca. Poi, all'improvviso, lui era caduto a terra ed io ero corsa al suo fianco.
«Che cos'hai fatto?» gridai a Harath, fuori di me dalla rabbia e dalla preoccupazione.
Lui, impassibile come sempre, mi rispose atono.
«Ho ucciso il traditore.»
«Quello era compito mio!»
«Tu non ne avresti avuto la forza, né il coraggio.»
Aveva ragione. Però non era per una mia mancanza, bensì per una mia certezza. Dentro di me, infatti, nonostante ciò che il potere mi aveva mostrato, sapevo che Rajen non aveva architettato nessun complotto; nessuna cospirazione. Io lo conoscevo bene e sapevo che era innocente. Era un uomo per bene, e per questo, tra tutti, mi ero innamorata proprio di lui.
Improvvisamente lui tossì sangue, mentre moriva tra le mie braccia, e, con la poca lucidità che mi era rimasta, decisi di leggere la sua mente, un'ultima volta. Dovevo sapere perché, agli occhi del mio potere, era risultato un traditore, perché proprio lui. Scrutai il suo pensiero. Con una morsa al cuore lessi nella sua mente il grande sentimento che provava per me, vidi l'amore per la sua terra, ma non trovai alcuna traccia di colpevolezza.
Eppure, il suo cuore puro ed innocente stava lentamente cessando di battere. La magia di Harath lo stava uccidendo, senza che avessi trovato una prova per incolparlo e senza che avesse avuto alcun processo...
Chiusi gli occhi mentre il suo cuore rallentava i battiti, secondo dopo secondo, e fu allora che sentii qualcosa di caldo attraversarmi il viso. Stavo piangendo, per la prima volta in tutta la mia lunga vita. Un innocente stava morendo a causa mia, per mano di Harath, e non era assolutamente giusto.
Come diavolo poteva essere accaduto?
All'improvviso sentii uno strano ronzio nell'aria, e dentro di me qualcosa mi gridò di lasciare a terra il corpo del traditore e di dimenticare. Mi alzai in piedi e sollevai lo sguardo verso Harath, mentre la parte più impenetrabile della mia anima mi sussurrava di non distogliere gli occhi dal corpo martoriato di Rajen. Dentro di me sentii nascere una lotta tutta silenziosa.
Fu allora che ebbi la certezza che qualcosa non andava. A Hecatoor era proibito usare il proprio potere su altri Sapienti e, soprattutto, sui regnanti, eppure ciò che mi stava accadendo dimostrava chiaramente che qualcuno era venuto meno a quelle regole...


A ripensarci ora era sempre stato tutto così chiaro...
Eppure al principio non avevo colto i segnali. Le continue contraddizioni dentro di me, quella voce che da sempre, sin da quando ero arrivata a Hecatoor, mi aveva imposto di fare qualcosa che mai avrei voluto. Harath aveva pensato a tutto. La prima cosa che mi aveva detto non appena giunta a Hecatoor era stata "Non usare mai il tuo potere contro un altro Sapiente". Lui non voleva che sospettassi di lui, semplicemente.
E non voleva che usassi il mio potere per smascherarlo.

«Perché stai usando il tuo potere su di me?» gli chiesi allora, finalmente consapevole di ciò che stava accadendo.
«Devi dimenticare» mi disse semplicemente. «L'amore è un sentimento che ostacola il potere e tu mi servi ora più forte che mai.»
Mentre i miei occhi si facevano di pura luce utilizzai ancora una volta la mia capacità di vedere nel cuore degli uomini. Schermai la mia mente al potere di Harath come potevo e lo guardai negli occhi. In essi, finalmente, lessi senza alcuna ombra di dubbio il tradimento verso il nostro re.
«Tu vuoi Hecatoor...» lo accusai. «Tu volevi usarmi per arrivare al potere... Il re ha sospettato di te e tu hai deviato il mio potere ed i suoi sospetti verso Rajen. Tu mi hai fatto vedere la sua colpevolezza, anche se era innocente...»
«Era necessario.»
«Perché?»
«Per Hecatoor.»
«Tu sei pazzo.»
«No, Sapiente. Ma io la voglio.»
«La magia ti ha offuscato la mente.»
«Ti sbagli, io sono lucido come non mai. So perfettamente cosa voglio e so che tu mi servi per ottenerlo, per cui ti presento una scelta: aiutami a dominare Hecatoor e diventa la
mia Sapiente o muori insieme al tuo sporco uomo. Ma stai attenta, perché non permetterò a nessuno di sottrarmi la mia Hecatoor.»
Fu allora, davanti a quella minaccia alla mia vita e a quella del mio re, che per la prima volta decisi di usare la magia per uccidere. Guardai un'ultima volta Rajen, immobile sul freddo pavimento di Hecatoor, e poi, furiosa e carica di odio misto a dolore come non mai, alzai lo sguardo verso il serafico viso del Sapiente.
Lui mi sorrise pacatamente.
Mi stava sfidando. Era certo di vincere, ma ancora non sapeva di cosa ero capace... La mia magia crebbe all'improvviso, e le antiche pietre della Fortezza tremarono.
Fu un istante. Lo colpii violentemente ed il suo corpo si dissolse all'improvviso. Finì in fretta, più di quanto mi sarei mai potuta aspettare, ed una volta che la mia magia fu svanita dall'aria sentii le forze mancarmi. Infine il mio corpo aveva sprigionato un potere tale da restarne leso...


Le mani mi bruciavano. Le mie dita tremavano, mentre il sangue gocciolava lentamente a terra, abbandonando il mio corpo. Mi guardai intorno e, anche se sentivo ancora un peso pressarmi lo stomaco, mi illusi di avere sconfitto il primo Sapiente di Hecatoor.
Caddi in ginocchio a terra, stremata. Avevo ucciso Harath e Rajen era morto. In un giorno soltanto avevo versato più lacrime che in tutta la mia vita. Avevo perso la persona a me più cara, tradito le leggi del mio re ed ucciso qualcuno. Mi ero lasciata coinvolgere, anche se non avrei mai dovuto.
Mentre piangevo presi una decisione critica; la più difficile di tutta la mia vita. Per la prima volta usai la magia su me stessa. Nascosi le mie lacrime, e decisi di celare per sempre a tutti il mio viso ed il mio cuore. Eliminai la parte di me che mi avvicinava di più ad un essere umano e divenni la prima e più potente Sapiente di Hecatoor; una Sapiente per metà elfo e per metà umana, senza debolezze, senza imperfezioni né nello sguardo né nel cuore, con il volto di pietra, imperturbabile ai sentimenti umani che tanto mi avevano ferito.
Infine, con le ultime forze che mi rimanevano, diedi fuoco al corpo di Rajen chiedendogli perdono e, mentre lo vedevo svanire per sempre, uccisi anche una parte di me; quella di cui, forse, un tempo lontano lui si era innamorato. Marchiai il mio petto con il legno incandescente che l'aveva arso, chiudendo per sempre il mio cuore assieme al suo. Martoriai il mio corpo, e gridai per il dolore, ma mi imposi di non perdere i sensi. Dovevo essere forte, per me e per lui, in quel momento e nel tempo a venire. Non dovevo cedere, ed eppure tutto ad un tratto il buio mi avvolse. L'uso del potere, l'odio ed il dolore mi avevano infine consumato.
Ero così stanca...
Chiusi gli occhi e, anche se ero all'interno della Torre Sud della Fortezza, all'improvviso sentii uno strano vento freddo sferzarmi il viso. Qualcosa dentro di me mi disse che stavo soltanto sognando, eppure mi parve di sentire uno strano sibilo minacciarmi un'ultima volta, mentre mi accarezzava il viso.

"Non è finita..."

Si trattava di un sussurro, sottile ed evanescente come un sogno notturno che non si ricorda più la mattina seguente. Mi volli illudere che si trattasse soltanto di un incubo, e che non fosse reale. Per questo non gli prestai particolare attenzione e me ne dimenticai un istante dopo averlo sentito, pensando soltanto al mio re ed all'importante futuro che mi attendeva.

"Non è finita.." ripeté un'ultima volta. "Hecatoor è mia. Ora e per sempre..."

Chiusi gli occhi, e mi abbandonai al sonno. Dovevo riposare, dovevo rimettermi in forze perché sapevo che, una volta risvegliatami l'indomani, sarei stata una persona diversa. Più grande, più forte e più potente che mai. Sarei stata la prima ed unica Sapiente di Hecatoor, perché quello, ormai, era il mio unico destino.

"...per sempre."
 


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