Il Re dei Popoli
XVII. L'Ultima Notte
L'ampia schiena del Drago impediva ad Aryen di vedere cosa stava accadendo poco avanti a lei. La sua figura alta e slanciata incombeva su di lei come quella di un albero gigantesco davanti ad una bambina che l'osserva stupita. E tale, in quell'istante, era l'espressione che occupava il volto della ragazza.
Infine, il Drago era intervenuto e l'aveva salvata, anche se le pareva impossibile. Soltanto allora, vedendolo con i propri occhi, Aryen cominciò a tranquillizzarsi e riprese a respirare. Con il dorso della mano si asciugò le lacrime e poi, non appena riuscì a muovere lo sguardo nella stanza, cercò Midnar per vedere che fine avesse fatto.
Il generale era steso a terra, in ginocchio, e perdeva sangue dalla bocca. Guardava il proprio re con aria interrogativa, anche se in realtà i sentimenti che il Drago provava erano piuttosto chiari a tutti.
Nel momento stesso in cui lui era entrato nella stanza, infatti, l'aria si era fatta pesante. La sua collera era evidente, anche perché era la prima volta in assoluto che, per placarla, era arrivato persino a colpire un suo Figlio.
«Che cosa stavi facendo?»
La feroce voce del Drago si abbatté su Midnar nel giro di pochi istanti, senza nemmeno dargli il tempo di riprendersi dal violento colpo incassato. Nel farlo, lui accusò il proprio generale con il peggiore degli sguardi che possedeva. Davanti alla sua collera, Aryen sentì un brivido freddo percorrerle le braccia nude.
A quel punto, nessun uomo sano di mente avrebbe più osato dire nulla, ma Midnar era diverso da tutti gli altri. Aryen l'aveva guardato negli occhi per pochi istanti, ma aveva capito subito che la paura non era uno dei sentimenti che facevano parte del suo essere. Spostando lo sguardo su di lui, la ragazza lo vide rialzare fieramente la testa. Poi Midnar puntò gli occhi dritti in quelli del Drago e gli parlò con tono fermo, ma rabbioso.
«Tu mi avevi detto che potevo fare della ragazza ciò che volevo!»
Gli occhi d'oro del Drago fiammeggiarono per un istante. Poi, non ci fu più bisogno che dicesse nulla.
Chinando il capo Midnar si morse le labbra e, scuotendo la testa, borbottò qualche parola di scusa. Infine si alzò in piedi e, dopo essersi asciugato il sangue dalla bocca con il dorso della mano, uscì da dove era entrato sbattendo la porta alle proprie spalle. Non guardò più Aryen, né il Drago e lui, prima di parlare nuovamente, attese di sentire svanire in lontananza i passi del suo generale.
Fu questione di pochi istanti, e poi il Drago si rivolse nuovamente ad Aryen con tono irato, lanciandole addosso un lenzuolo e voltandole le spalle.
«Copriti» le ordinò. «E fai in modo di non costringermi mai più a lasciarti sola con uno dei miei uomini.»
Nel tono della voce il Drago mostrava una rabbia difficilmente motivabile. La ragazza sapeva di non aver fatto nulla di male, così lo guardò confusa. Il Drago era intervenuto violentemente per salvarla, quasi come un uomo geloso della propria donna. All'improvviso un pensiero alquanto pericoloso si fece largo nella mente di Aryen. Allora, forse, non era vero che al Drago non importava nulla di lei...
Alzandosi in piedi la principessa di Blastara lasciò che le vesti le scivolassero dolcemente sul corpo. La sua pelle rosea rimase esposta in più di un punto, ma Aryen non se ne curò. Si sentiva troppo stanca per provare imbarazzo per la propria nudità e, oltre a questo, i sentimenti che si agitavano dentro di lei in quel momento erano talmente tanti, e così intensi, da impedirle di pensare razionalmente.
Paura, ansia, agitazione, felicità, dolore... Aryen aveva la strana impressione che ogni tipo di emozione esistente al mondo si stesse sovrapponendo e mischiando dentro di lei. Poi, all'improvviso, la ragazza si accorse che c'era un sentimento che sovrastava tutti gli altri: un enorme, incontrollabile bisogno del Drago e della sua vicinanza.
Lasciandosi guidare dall'istinto, Aryen si avvicinò al Drago e lo abbracciò da dietro, pressando i giovani seni sulla sua schiena. Si aggrappò a lui con ogni sua forza, con disperazione, mentre a stento tratteneva un singhiozzo.
«Io... Io non volevo che lui...»
Stordita dalle emozioni che stava provando, balbettò confusamente qualcosa, ma il Drago non la lasciò parlare. Si liberò dall'abbraccio della ragazza con una spinta e poi fece un passo avanti, allontanandosi da lei.
«Non mi interessa quello che hai da dire. E adesso rivestiti!»
«Perché? Perché mi dai sempre ordini e non mi guardi mai negli occhi?»
Aryen gridò all'improvviso, nel tentativo di rendere la sua voce più forte di quella del Drago. Poi puntò gli occhi lucidi ed ansiosi sui suoi, ma lui non rispose né al suo sguardo, né alle sue domande. Fu come se lei non gli avesse detto nulla e così, adirata, la ragazza giocò l'ultima delle carte che possedeva. Sfidando apertamente il Drago, gli disse quello che era sicura lo avrebbe fatto infuriare.
«Tu hai paura di me» sibilò, e lui reagì subito, violentemente.
Con uno scatto il Drago si voltò verso di lei e, animato dall'ira più cieca, la fissò dritta negli occhi. La malia che celava nello sguardo d'oro si abbatté subito sulla ragazza, con un'intensità ed una prepotenza che lei non si sarebbe mai aspettata. All'improvviso Aryen sentì un brivido gelido attraversarle il corpo ed ebbe l'impressione che qualcosa di orrendo e disumano le avesse artigliato il cuore.
«Il Drago non teme nulla e nessuno» sussurrò lui stringendo le proprie mani sulle spalle della ragazza, fino quasi a farle male.
Davanti al suo sguardo crudo, capace di scrutarla nel profondo come quello di nessun altro, Aryen si sentì mancare il respiro. Tremò, sentendosi ancora più nuda di quello che già era. Gli occhi del Drago indugiavano senza alcun rispetto sulle sue forme, mentre, al contrario del coraggio che aveva mostrato con le parole, la ragazza provava a coprirsi come poteva. Infine, non riuscendo più a sopportare la pressione del suo sguardo, fu lei ad arrenderesi ed a chinare il viso verso il pavimento, chiudendo gli occhi.
Il cuore le batteva all'impazzata. Ma perché aveva osato sfidare il Drago in quel modo? Lo sguardo di lui l'aveva completamente spiazzata, in quell'occasione come in tutte le altre.
Poi, prima ancora che potesse riprendersi, Aryen sentì delle dita gelide insinuarsi dietro al proprio collo ed attirarla a sé con violenza. Il Drago si mosse così rapidamente che lei non ebbe nemmeno il tempo di reagire. All'improvviso la ragazza sentì il respiro freddo dell'uomo diffondersi in lei, mentre la passione ed il desiderio che gli scorrevano nelle vene esplodevano violentemente, pretendendo di prendere il pieno controllo della situazione.
Il Drago baciò Aryen con furia e trasporto, stringendo l'esile corpo della ragazza a sé ed aggrappandosi ad esso come se, facendolo, avesse potuto anche conquistare tutto il resto: la sua mente, il suo spirito, il suo cuore. Nel farlo chiuse gli occhi e, forse per la prima volta, la principessa ebbe quasi la sensazione che lui avesse abbassato ogni difesa.
Tra loro esisteva un'attrazione violenta, quasi animale. Li legava un sentimento talmente travolgente da costringere entrambi a reagire irrazionalmente. E come il Drago era arrivato a chiudere gli occhi, anche se per natura non lo avrebbe mai fatto, così Aryen si ritrovò, senza nemmeno accorgersene, a ricambiare timidamente, lentamente, il folle bacio che lui le aveva concesso.
Anche la principessa di Blastara chiuse gli occhi e, dimenticando per un istante tutto quello che aveva patito, condivise tutto ciò che possedeva con il Drago. Si aggrappò alla sua schiena disperatamente, anche con le unghie. Si strinse a lui, premendosi contro al suo corpo freddo e ricercando il suo contatto. Si mosse nel suo abbraccio, gemendo, desiderandolo, e fu allora che, all'improvviso, il Drago si staccò da lei.
Strattonando la treccia della ragazza la allontanò da sé e la fissò nuovamente negli occhi. Il suo respiro era rapido, incostante. I capelli lunghi e scuri gli adornavano il viso sottile seducentemente, rivelando e nascondendo lo sguardo lucido di passione. Il suo corpo era rigido e freddo come quello di una statua, anche se, sotto al delicato tocco della ragazza, pareva quasi avere riacquistato calore. In lui c'era qualcosa di diverso, anche se Aryen non avrebbe saputo dire cosa.
«Per ora basta» sussurrò tutto ad un tratto, provando a mascherare il fiato corto e tirando ancora i capelli della ragazza per allontanarla da sé. «Non ti concederò nulla di più finché non mi darai ciò che voglio.»
Gli occhi di lei non celarono la sorpresa.
«Cosa?»
«Lo sai. Io voglio possedere il potere dei fiori rossi di Blastara.»
Per un istante furono gli occhi di Aryen ad emanare scintille di pura ira. Poi, il suo sguardo si fece più lucido e sul suo viso comparve uno strano sorriso, quasi di scherno.
La ragazza, infatti, non era così sciocca da credere ciecamente alle parole del Drago. Non le era sfuggito il fatto che lui, ogni volta che le si avvicinava più del dovuto, finisse con il respingerla violentemente. A quanto pareva, al di là di quelle che erano le loro parti, era il Drago a sentire il bisogno di fuggire da lei, e non viceversa. Ecco perché lui aveva interrotto il loro bacio, staccandosi da lei con una giustificazione a caso. Ed ecco perché, a dispetto di quello che poteva dire, Aryen era sempre più convinta del fatto che lui temesse molto più di lei il legame che c'era o che avrebbe potuto esserci tra loro.
«Bugiardo» sussurrò Aryen sensualmente, come se si trattasse di un gioco. Lui reagì subito d'istinto, tirandole i capelli ancora di più e fissando la curva lunga e sottile del collo della ragazza mentre si inclinava all'indietro.
Aryen lo guardò con la coda dell'occhio, seguendo il percorso del suo sguardo. Il Drago esaminò le linee del corpo della ragazza con avidità ed interesse. Poi dilatò le narici, inspirando profondamente il suo pungente odore di fanciulla non ancora donna. Era evidente che la desiderava; che i profumi della sua pelle esercitavano su di lui un'attrazione irresistibile.
La principessa sorrise, maliziosamente, e poi si decise a riprendere fiato. Anche su di lei, infatti, la vicinanza del Drago esercitava uno strano effetto. Il sapere che lui la teneva stretta a sé, e che la stava letteralmente divorando con lo sguardo, la faceva sentire bella e desiderata.
Aryen inspirò profondamente, cercando di calmarsi. Nel muoversi le sue gambe sfiorarono involontariamente le cosce del Drago ed i suoi muscoli agili e tesi. Per un istante la ragazza ebbe la strana sensazione di averlo in pugno, così lo guardò negli occhi con estrema malizia, lanciandogli un'ultima sfida.
«Dunque è davvero soltanto questo che tu vuoi da me, vero? Il potere dei fiori rossi di Blastara?»
«Perché? Cos'altro credevi?»
Il fiato freddo del Drago si abbatté sul suo viso e sul suo cuore con una crudeltà inaspettata, tuttavia Aryen non volle mostrarsi debole. Ora che, incitata dalle azioni del Drago, aveva ripreso fiducia in se stessa, non era disposta a tornare indietro sui suoi passi. Il tempo della Aryen timida e fragile era finito. Quello era il momento giusto per crescere, e per vincere.
Improvvisamente il suo sguardo si fece più aperto e maturo.
«Allora, per quel potere che desideri con ogni tua forza, dovrai inginocchiarti davanti a me e supplicarmi.»
Il Drago, travagliato dall'ira e dalla passione che aveva deciso di reprimere con la forza, le ringhiò addosso, provando vanamente a spaventarla. Aryen, però, continuò a guardarlo dritto negli occhi, senza paura, ma con profonda autorità e decisione.
Poi, dopo qualche istante, la ragazza decise di mettere da parte l'imbarazzo dovuto all'esposizione del proprio corpo e di reagire. Con uno strattone si liberò dalla presa del Drago e gli voltò le spalle. Fece ritorno verso l'unico letto della stanza lentamente, ondeggiando e lasciandogli tutto il tempo di osservarla, perchè Aryen sapeva perfettamente che lui la stava guardando.
Qualche istante dopo, quando la ragazza fu arrivata dove voleva, si voltò nuovamente verso il Drago e gli sorrise. Le sue labbra sottili si incurvarono, assumendo una piega quasi sinistra. Infine si era resa conto che, se voleva, anche lei poteva "giocare" con lui.
Aryen si accomodò con grazia sul letto, seminuda e splendida come non mai agli occhi di colui che l'osservava. Accavallò lentamente le gambe ed appoggiò le mani accanto a sé, esponendosi completamente a lui forse per la prima volta. Poi si inumidì languidamente le labbra secche.
Voleva provocarlo. E ci stava perfettamente riuscendo. Fu in quegli istanti che, guardandolo, Aryen si accorse di provare un frivolo piacere nel comprendere il perché delle diverse espressioni che gli attraversavano il viso. Bramosia, desiderio, odio, amore...
«Cosa aspetti?» gli chiese poi all'improvviso, ridestando l'interesse del Drago e riportando il suo sguardo sui suoi occhi lucidi, felini. «Vieni qui ed inginocchiati davanti alla regina di Blastara, se vuoi il suo potere.»
Il Drago allora, il cui ultimo pensiero in quel momento era rivolto alle magiche capacità dei fiori rossi, raggiunse Aryen ed appoggiò le mani su quelle della ragazza, intrecciando le dita con le sue e sovrastandola. La guardò negli occhi fermamente, maliziosamente, e poi avvicinò le labbra fredde al collo di lei, facendole scorrere con sensualità sulle sue linee. Lei trattenne un gemito, ma lui si accorse ugualmente del suo stato e così si bloccò, sogghignando.
«Io...» le sussurrò all'orecchio, abbassando via via la voce e rendendola sempre più profonda «...non... lo farò... mai.»
Il Drago sorrise davanti all'espressione meravigliata e delusa della ragazza, infine continuò.
«Supplicami tu, se davvero mi vuoi.»
All'improvviso un brivido freddo attraversò la schiena di Aryen, tuttavia lei non si mosse. La voce del Drago, la malia del suo sguardo d'oro, le sue dita lunghe e forti che l'avvolgevano, il suo odore, la sua vicinanza... Tutto in lui pareva volerla mandare in confusione. La ragazza, però, si impose di mantenere la calma, e così fece, almeno finché il Drago non si staccò da lei e spalancò di scatto la porta della stanza.
Aryen allora, i cui abiti erano ancora stracciati, si coprì velocemente, aggrappandosi ad un lenzuolo. Avvampando per l'imbarazzo si guardò subito intorno, nella speranza che non ci fosse nessuno ad osservarla. Poi, non vedendo altri vicino a loro, riportò lo sguardo stupito ed allarmato sul Drago.
Negli occhi della ragazza, padroneggiava una chiara domanda. Per qualche istante le era parso che anche lui provasse i suoi stessi sentimenti, ma perché poi aveva reagito così? Non la desiderava anche lui, forse?
«Vattene» le ordinò all'improvviso il Drago, quasi sibilando. «Stanotte il mio letto è già impegnato e tu dormirai nella stanza qui accanto.»
Aryen non volle mostrarsi delusa o arrabbiata per non dargli alcun motivo di gioia, ma lui, ascoltando i battiti secchi ed accelerati del cuore della ragazza, comprese ugualmente i suoi sentimenti e sorrise.
Il Drago la fissò a lungo con aria fiera. La osservò, mentre si avvolgeva intorno al corpo un lenzuolo e lo oltrepassava a testa alta, fingendo che non le importasse. In quel momento lui desiderò ancora di più fermarla; prenderla per un braccio e scaraventarla sul letto; sovrastarla con il suo corpo e possederla fino a farla gridare. Tuttavia non fece nulla di quello che voleva. Il Drago non poteva mostrarsi debole e ricattabile.
Così attese che lei svanisse. Seguì i suoi passi ampi ed eleganti fino alla fine, finché Aryen non entrò nella stanza accanto alla sua e non si chiuse la porta alle spalle. Poi, non udendo più rumori, il Drago chiamò a sé Tares e lo incaricò di due cose fondamentali: portargli due schiave adatte a lui e fare la guardia ad Aryen, che riposava nella stanza accanto alla sua. Dopo l'esperienza con Midnar, infatti, aveva compreso di non potersi più fidare di nessuno. Aryen era senza dubbio una vergine e, per questo, esercitava un'attrazione più che notevole sull'acuto fiuto dei Figli del Drago, mentre lui voleva che quella donna così orgoglioso e testarda fosse soltanto sua.
Quella notte il Drago accolse nella sua stanza due prigioniere e restò con loro fino al sorgere del sole, curandosi bene che Aryen ascoltasse ogni sospiro, ogni grido ed ogni gemito, così che comprendesse che nessuno poteva giocare con il Drago. Nessuno.
Passò la notte ed un sole color sangue si innalzò sopra alle colline che circondavano Blastara. Un vento leggero sovente percorreva i campi carichi di fiori rossi, ed allora pareva quasi che un enorme incendio li stesse devastando senza alcuna pietà.
Intanto, all'interno della prima cerchia di mura, il Drago, vestito soltanto di un gilè di cuoio, impartiva gli ordini a coloro che stava addestrando a combattere. Con la fronte lucida di sudore lasciava che i guerrieri del suo esercito imitassero ogni suo gesto, scandendo il tempo dei fendenti con la sua voce profonda.
Aryen, immobile ed in silenzio, osservava la scena dall'alto del terrazzo che si affacciava sul cortile. Dentro di sé si chiedeva che faccia avrebbe fatto il Drago quando l'avrebbe vista. Di certo, dopo il patetico spettacolo della notte precedente credeva di averla ammansita, mentre per lei era esattamente il contrario. Ora che sapeva che lui provava interesse verso di lei, la ragazza si sentiva più libera e più sicura di sé. Oltre a questo...
Ad un tratto il Drago comandò una pausa e, voltandosi verso il cielo per osservarlo, finalmente si accorse della presenza della ragazza. Asciugandosi il sudore dalla fronte non riuscì a trattenere un sorriso di pura soddisfazione. Alla luce del sole, la principessa di Blastara gli parve quasi una visione.
Alta, elegante, Aryen gli sorrideva maestosamente dall’alto. I capelli rossi volteggiavano leggeri intorno al suo viso, esitando sulle spalle lasciate volutamente scoperte dal ricco vestito che indossava. Tutto, in lei, diceva che aveva passato ore a prepararsi proprio per lui, ed il Drago non poteva che esserne fiero.
Quella notte, facendo sesso con due delle sue schiave, aveva creduto che l'indomani la ragazza sarebbe stata più fragile ed arrendevole, eppure il suo sguardo era ancora irriverente, testardo ed ostinato. Era così come lui l’adorava. Per un momento, il Drago credette persino che lei lo stesse schernendo per la notte appena trascorsa, anche se sarebbe dovuto accadere il contrario. Poi, sentendo la necessità di parlarle, il Drago affidò a Rakje, che gli stava accanto, l'addestramento dei suoi Figli e si diresse verso la ragazza. Lasciando il cortile si introdusse dentro il palazzo di Blastara, mentre anche lei, allontanatasi dal balcone, fece a ritroso il suo stesso cammino, ansiosa di incontrarlo.
I due si incrociarono in un corridoio e subito, prima che il Drago potesse dire qualsiasi cosa, Aryen si rivolse a lui con un sorriso di superiorità stampato sul viso.
«Allora, hai passato una notte soddisfacente?»
Il Drago la guardò divertito, chiedendosi dove volesse arrivare la ragazza.
«Questo dovrei chiedertelo io. Ti è piaciuto il nostro coro mentre ti rigiravi da sola nel tuo letto?»
«Parli dei gemiti che le tue schiave fingevano mentre tu le possedevi pensando a me?»
«Cosa ti fa pensare che stessi pensando a te?»
«Perché, altrimenti, ti saresti curato di farmi giacere nella stanza accanto?»
«Se preferisci, la prossima notte la passerai in una delle celle.»
Aryen sorrise superiore, conscia di cose che lui non immaginava nemmeno. Adesso basta. Era ora che le cose cambiassero e che il gioco tra loro finisse.
«Non ci sarà una prossima notte, Drago.»