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Il Re dei Popoli

XII. La Pietra dell'Oblio

 

Il volto di Marea si faceva ogni giorno più pallido e magro.
Khajil la osservava in silenzio, ora dopo ora, notando tutti i piccoli cambiamenti che le si materializzavano sul viso mentre moriva. Man mano che il tempo scorreva i suoi occhi si facevano più gravi e scavati. Le sue iridi diventavano più chiare, come quelle dei vecchi. Delle profonde occhiaie viola cominciavano a deturparle lo sguardo scuro, deciso, ed i suoi ricci arieggiati si trasformavano in un cumulo di sudore. Aveva le vesti macchiate di feci ed orine, e puzzava come non mai.
Khajil si vergognava profondamente di quello che le stava facendo, eppure, con Hemas svenuto, il ragazzo non se la sentiva di liberare la coscienza della donna. In fondo, anche se sapeva di essere più forte, aveva paura di lei e delle sue astuzie. Ecco perchè, nel maledirla, le aveva ordinato anche di non parlare.
Il sole stava tramontando a ovest, e la sagoma di Hecatoor in lontananza dipingeva un'ombra nera nel cielo. Ogni tanto, strani bagliori di luce attraversavano il buio, ed allora Khajil si diceva che si trattava di Craus e di Levis che lo stavano ancora cercando. Sarebbe stato così facile uscire e gridare, chiedere il loro aiuto e tornare a Hecatoor, al sicuro; far curare Hemas ed essere così certi del suo risveglio. Eppure, ormai, il ragazzo non si sentiva più degno del loro affetto.
«Perdonami, madre» continuava a ripetere con la testa tra le mani. «Perdonami per il dolore che ti sto dando e per quello che sto facendo.»


Craus e Levis rientrarono a Hecatoor con gli ultimi venti della sera.
«Allora, l'avete trovato?»
Lo sguardo ansioso della Signora si posò subito su di loro, mentre intrecciava nervosamente le dita delle mani. I suoi occhi erano inquieti e, nonostante fossero passati già quattro giorni dalla scomparsa di Khajil, non accennavano a calmarsi, anzi.
«Non può essere scomparso!»
Levis, dopo aver scambiato una rapida occhiata con Craus, prese la parola.
«Hemas è un abile cavaliere e cacciatore. Probabilmente è già uscito dai confini di Hecatoor senza lasciare alcuna traccia, ma noi non...»
«Continuate a cercare» ordinò lei interrompendolo. «Con ogni mezzo.»
«Anche con la magia nera?»
La voce di Craus si diffuse nella sala del trono all'improvviso, come un tuono a ciel sereno. La sua domanda rimbalzò tra le pareti con chiarezza, facendo sobbalzare sia la Signora che Levis. La magia nera era molto pericolosa e, soprattutto, il suo uso richiedeva sempre la perdita di qualcosa. Un tempo, la prima Sapiente di Hecatoor, che l'aveva usata per difendere la fortezza, aveva persino pagato con la propria vita. Radia era scomparsa nel lanciare il suo più potente incantesimo, senza lasciare nulla di sè, nemmeno il corpo. Aveva perso tutto: se stessa e la vita. Il dolore per la sua morte era ancora troppo recente perchè si potesse parlare di magia nera a cuor leggero, tuttavia la Signora non volle escluderla a priori.
«Nessuno qui sa usare quel tipo di magia.»
Craus fece un passo avanti.
«Ho sentito raccontare strane storie a proposito di un fantasma che vaga per la Torre Sud. Dicono che ci sia una donna bionda con gli occhi color pece che osserva tutto ciò che accade nei Quattro Regni ed a Hecatoor.»
Gli occhi della Signora da disperati si fecero improvvisamente spaventati.
«Dici che...»
«Sì, per me è lei. Io e Levis non possiamo vederla perchè non possediamo la... La magia giusta» disse ricercando le parole più appropriate. «Voi però, forse...»
«Io non tornerò nella Torre Sud.»

La Torre Sud... L'ombra...

Scuotendo la testa la Signora scacciò la voce del ricordo che portava dentro di sé. Non voleva ricordare; non voleva tornare là dove aveva quasi perso la vita, pervasa dalla magia nera del nemico più pericoloso che aveva mai affrontato.
«Non lo fareste nemmeno per Khajil?»
Gli occhi di Craus, alteri e sinceri, la osservavano e la Signora, improvvisamente, ebbe paura di non avere più certezze. Poi, però, si chiese qual era, davvero, la cosa di cui aveva più paura e la risposta non fu "la Torre Sud", come invece avrebbe pensato, ma "di perdere mio figlio". Tutto ad un tratto si rese conto del fatto che doveva tentare ogni strada possibile per ritrovarlo, e che poteva entrare nuovamente nella Torre Sud, per lui. Le normali ricerche non avevano portato a nessun risultato ed ogni ora che passava Khajil si spingeva più lontano e le speranze di ritrovarlo collassavano, dunque quella era l'unica soluzione possibile. Sospirò, pesantemente.
«Per mio figlio sarei disposta a fare qualunque cosa» ammise portando le mani sul petto. Il suo sguardo aveva perso ogni sentimento, ogni espressione, mentre tentava di nascondere la paura che l’aveva improvvisamente invasa. «Portatemi là.»

La Torre Sud era esattamente come la Signora ricordava. Negli ultimi quindici anni nessuno l'aveva modificata e così, in ogni pietra, in ogni finestra, in ogni muro, essa recava il segno incancellabile dell'ultima, grande battaglia di Hecatoor. Entrando, ognuno rivide i propri fantasmi, mentre sentiva un pressante potere nero annebbiargli i pensieri.
Craus rivide in un angolo il corpo senza vita della Signora di Hecatoor, così come l'illusione della magia nera glielo aveva mostrato quindici anni prima. Levis vide Radia, colei che un tempo era stata la sua insegnante e la prima Sapiente di Hecatoor, gettarsi nel vuoto per poi svanire per sempre. Ed infine la Signora, vittima in quel momento come allora, rivide davanti a sé la scarna e slanciata sagoma della Sapiente.
Un brivido freddo le attraversò la schiena all'improvviso, mentre dal nulla vide la sua stessa, insignificante figura riflessa nello sguardo color pece di Radia. La Sapiente, invisibile agli occhi di Craus e Levis che si stavano ancora guardando intorno, la fissava senza mostrare alcuna emozione, con il viso di pietra così come era sempre stato.
In un lampo la Signora ricordò l'agitazione che la figura della donna le aveva sempre messo addosso. Attraverso il suo sguardo di pece rivisse l'agonia di quando sentiva che qualcuno leggeva i suoi pensieri e rivide la se stessa di un tempo, debole ed inutile.
La Sapiente le sorrise, leggendole dentro ancora una volta, ma i suoi occhi non mutarono espressione. Ella, però, dentro di sé gioì della paura che la Signora mostrava per lei e, soprattutto, del fatto che sapeva che, se la Signora era lì, era perchè aveva bisogno del suo aiuto.
«N-Non sei cambiata affatto in questi anni.»
La Signora balbettò qualcosa confusamente, provando a nascondere tutti i forti sentimenti che le si agitavano dentro, inutilmente. La Sapiente leggeva ancora dentro di lei, in quel momento più che mai.
«Perchè siete qui?»
La Signora iniziò a provare una sensazione di fastidio.
«Per chiederti aiuto. Khajil, mio figlio, è scappato e non sappiamo più dove cercarlo.»
«Conosco bene Khajil, e non dovete preoccuparvi. Penso già io a lui» disse la Sapiente accarezzando con le punte delle lunghe dita la pietra nera che portava al collo. Era un monile molto strano, che per un istante attirò l'attenzione della Signora.
«Tu sai dov'è?»
La Sapiente sorrise, tuttavia non rispose.
«Ti prego, dimmi dov'è.»
«Il tempo è stato inclemente con voi. Siete invecchiata, ma non avete acquisito un briciolo di coraggio o di amor proprio.»
«Non mi importa quello che pensi di me. Io voglio sapere dov'è mio figlio!»
«Khajil è al sicuro. Egli sta bene, ma lo stesso non può dirsi di colui che l'accompagna. Tuttavia farà ciò che deve, e che è scritto nel suo destino.»
«Che cosa intendi dire?»
«Il tempo del Re dei Popoli è molto vicino, più di quanto tutti credono.»
Poi, prima che potesse dire altro, la Sapiente cominciò a dissolversi nel nulla, mentre la Signora provava ad afferrare il vuoto davanti a lei.
«Fermati!» gridò. «Non puoi andartene così!»
Fu allora che, fermando la vana ricerca della donna, Craus la avvolse nel proprio abbraccio e divise ancora una volta con lei il proprio potere, rassicurandola.
«Calmatevi» le sussurrò con fermezza. «Ormai lei è andata via.»
«No, non può essersene già andata!» gridò, ma Levis, dopo essersi guardato intorno, confermò le parole di Craus.
«Non c’è più il suo potere nell'aria.»
Poi, facendosi forza, Craus prese la Signora per le spalle e la allontanò un poco da sé.
«Che cosa vi ha detto?» chiese. «Ogni cosa può essere importante.»
«Mi ha solo detto che Khajil sta bene, e che il tempo del Re dei Popoli è vicino.»
«Nient'altro?»
«No.»
«E nel suo aspetto, nella sua voce c'era qualcosa di diverso da come la ricordavate?» «La voce era più mascolina e poi...» la Signora portò una mano sul suo collo, mimando i gesti che Radia aveva fatto quando aveva cullato tra le esili dita la sua collana «...portava una strana pietra al collo...»
«Descrivetemela.»
«Era opaca, nera... Era lievemente arrotondata e, mentre guardavo le sue sfumature, avevo l'impressione di essere affacciata su un dirupo senza fine...»
All’improvviso Craus si staccò da lei. Frugò nel mantello per qualche istante e poi estrasse una pietra del tutto identica a quella descritta dalla Signora.
«Era come questa?»
«Sì» ammise lei con meraviglia. «Cos'è?»
«Nulla di buono» tagliò corto il Sapiente mentre il suo viso si inscuriva.
«Spiegati.»
«Non qui, non ora.»
«No» lo fermò la Signora prendendolo per mano. Il viso del Sapiente era calmo ed impenetrabile, come l'acqua torbida di uno stagno. «Io voglio sapere.»
Lo sguardo di Craus si fece allora tagliente e lui scosse la testa, in segno di diniego.
«Quella è una pietra di opale» disse Levis intromettendosi, e subito Craus lo fulminò con lo sguardo.
«Vattene, Levis» ordinò, ma lui scosse i ricci rossi e si fece serio tutto ad un tratto.
«Lei deve sapere. Quelle pietre funzionano in coppia e, senza alcun dubbio, Khajil possiede l'altra pietra.»
«Cosa significa?» chiese la Signora allarmata. Il silenzio di Craus era inquietante, non perchè fosse insolito, ma perchè, ormai, la Signora aveva imparato a distinguere i diversi sentimenti che celava. Quello di quel momento era un silenzio pesante, inquieto, e voleva dire una cosa soltanto: guai.
Levis sospirò e poi, voltandosi, fece scorrere distrattamente le mani sul parapetto della Torre, in parte distrutto.
«La pietra di Opale viene chiamata anche "Pietra dello Scambio Equo" o "dell'Oblio"» spiegò. «Sono pietre che funzionano a coppie. Una pretende un tributo e l'altra dona la magia. Radia possiede la pietra forte, che incrementa i poteri di Khajil attingendo ai suoi, mentre Khajil ha quella debole, che paga il tributo in cambio del potere.»
«Spiegati meglio.»
«Khajil sceglie quando e se attingere tramite la sua pietra ai poteri di Radia. Però, quando lo fa, perde qualcosa. E' un po' come se impiegasse la magia nera, anche se non sa usarla.»
«Quelle pietre sono proibite» sibilò Craus digrignando i denti. «Il loro uso è stato bandito più di cinquant'anni fa, ed allora al Primo Sapiente di Hecatoor era stato ordinato di trovarle e distruggerle tutte.»
«Perchè non lo ha fatto?» chiese la Signora. «Perchè una di loro è in mano a mio figlio?»
«Perchè, allora, il Primo Sapiente di Hecatoor era già Radia.»
Il viso della Signora si distese, comprendendo. Dunque, se anche la magia nera non si era ancora impossessata di lei allora, Radia già la conosceva e praticava. Per quanti anni aveva covato l'inganno, e nessuno se ne era mai accorto...
«Dobbiamo distruggere le pietre» concluse Craus perentorio «prima che sia troppo tardi.»
La Signora vide Levis chinare lo sguardo verso il nulla, ed allora la paura crebbe ancora di più nel proprio cuore, divorando e devastando.
«Cos'altro mi nascondete?» chiese, ma nessuno dei due Sapienti rispose, così la Signora insistette, sempre più in ansia. «In nome della fedeltà che versate verso Hecatoor io vi ordino di parlare.»
Nessuno dei Sapienti, però, osò più dire nulla e poi, dopo essersi scambiati una rapida occhiata, i due decisero di andarsene. Levis precedette Craus uscendo dalla porta, mentre lui si soffermò un istante vicino alla Signora. In silenzio le accarezzò il viso nel tentativo di calmarla, ma lei spinse le sue mani lontane e poi lo guardò con odio.
«Perchè non mi dici nulla?»
«Io credo che tu lo sappia.»
«Nulla può essere peggio di quello che potrei mai pensare.»
Per un momento Craus serrò le labbra, quasi impercettibilmente. Infine anche lui si voltò, lasciando la Signora nella Torre Sud, in compagnia soltanto dei suoi fantasmi. Lei rimase qualche istante ferma, in silenzio, e poi una voce le carezzò subdolamente le orecchie, mentre il soffio gelido del vento le scherniva il viso.

«Sono tante le cose peggiori della morte, sai?»

La Signora si voltò di scatto, ma non vide nessuno dietro di lei. All’improvviso sentì una risata sonora, malvagia e riconoscibilissima: quella di Radia.

«Io le conosco tutte e presto le conoscerà anche tuo figlio...»
«Lascialo stare!» sibilò la Signora. «Lascia stare mio figlio» ripeté tra le lacrime, questa volta gridando disperata. Poi raddrizzò la schiena e, per la prima volta nella sua vita, il suo sguardo si fece ostile. «Lascia stare mio figlio, o ti pentirai di non essere ancora morta» minacciò, ma Radia rise ancora, più forte, inarrestabile e potente che mai.


Il Quarto Sapiente - R.P. - Cap.XII

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