Il Re dei Popoli
VI. La Minaccia
Aryen sentiva passi nemici girarle intorno. Non sapeva a chi appartenevano, né perchè era stata bendata, svegliata e trascinata via dalla prigione all’improvviso, nel cuore della notte, ma il loro suono studiato non era affatto incoraggiante. Con la mente, la ragazza ripercorse quanto le era appena successo. Improvvisamente il Guardiano che aveva visto la notte precedente l'aveva portata fuori dalla cella in cui Rakje l'aveva gettata; quella in cui aveva visto per la prima volta un drago. Non aveva avuto nemmeno il tempo di realizzare cosa fosse realmente accaduto, che era stata bendata, le erano stati legati i polsi ed era stata trascinata, in catene come gli schiavi, in una delle stanze ai piani alti di Blastara, senza nessuna spiegazione. Lì, anche se ancora non lo aveva intuito, era stata lasciata sola con il Drago, così come lui aveva richiesto.
Era lui che, sin da quando era entrata, le aveva girato intorno con i suoi passi, osservandola pensieroso. Infatti, anche se fino a qualche ora prima era tutto andato secondo i propri piani, in quel momento il Drago sentiva che il vento stava cambiando e non ne era affatto contento. Per errore Tares aveva gettato nella cella della ragazza lo scomodo segreto che lui aveva nascosto per anni agli altri Figli del Drago, e questo cambiava molto le cose.
Proprio per custodire quel segreto, infatti, il Drago aveva obbligato con la malia del suo sguardo il povero Tares, che allora era il suo Guerriero di Sangue, a strapparsi gli occhi. E lui gli aveva obbedito. Per esso era venuto meno alle regole dei Figli del Drago ed aveva alzato le mani contro i suoi simili. E, sempre per esso, sarebbe stato disposto persino a sacrificare la vita della ragazza che gli stava di fronte, anche se non rientrava nei suoi progetti.
All'improvviso il Drago si decise e fermò i propri passi.
«Tu» chiamò senza alcun rispetto la ragazza, mentre nella sua voce era ancora tangibile la collera che aveva provato soltanto qualche tempo prima. «Cos'hai visto nella cella?»
Il fiato del Drago si abbatté sul viso di Aryen come una corrente d'aria fredda. Istintivamente la ragazza si chiese come facesse un essere umano ad avere una temperatura così bassa, ma poi si ricordò di un dettaglio non indifferente: il suo interlocutore, che aveva riconosciuto immediatamente dalla voce, non era affatto un uomo, bensì una bestia.
Aryen rimase per qualche istante in silenzio, stoicamente. Poi, all'improvviso, il Drago le sfiorò una guancia con la mano fredda e lei si ritrasse con uno scatto, disgustata. La ragazza non se ne accorse, ma in quell'istante negli occhi color oro del Drago balenò una strana scintilla, mentre inclinava il capo di lato e la sua voce si faceva più profonda.
«Non vorrai resistermi, spero.»
Lei non si mosse e serrò le labbra, intenzionata a non cedere.
«Saresti sciocca a commettere lo stesso errore di tuo padre, anche perchè finiresti soltanto come lui.»
Aryen rimase ancora qualche istante in silenzio, ma infine parlò e la sua lingua fu molto più tagliente di quanto il Drago si sarebbe mai potuto aspettare.
«Per me non sarebbe che un onore finire come mio padre.»
«Ma davvero?» esclamò lui, incitato dal fatto che la ragazza aveva avuto una reazione alla sua minaccia. «Conosco quelle come te, sai. Potrei torturarti per ore con i mezzi tradizionali, ma la tua testardaggine ti impedirebbe di parlare. E questo per me è un vantaggio, perchè mi risparmia tempo e fatica.»
«E allora cosa vorresti fare? Uccidermi subito?» chiese la ragazza, mentre, anche se nel viso non mostrava alcuna paura, il cuore le batteva nel petto freneticamente, quasi volesse fuggire dalla terribile situazione in cui si trovava.
«No, certo che no. Voi di Blastara avete la pellaccia dura e, soprattutto, sapete molte cose che potrebbero interessarmi. Tu, donna, mi servi viva, almeno per ora.»
Il viso della ragazza, nascosto dalle bende che le fasciavano gli occhi, si accigliò ed il Drago continuò a parlarle.
«Insegnami a vivere nel vostro mondo. Insegnami i segreti di Blastara e dei suoi profumatissimi fiori rossi...»
Il volto di Aryen si fece improvvisamente serio. Soltanto in quell'istante, nell'udire la disinvoltura e la freddezza con cui la voce del Drago era arrivato al punto cruciale della discussione, la ragazza comprese cosa davvero gli interessava. Lui voleva l'estratto dei fiori che crescevano soltanto intorno a Blastara; il liquido bianco in grado di annullare il dolore, per potenziare il suo esercito di uomini-bestia.
«Io non so nulla» disse, ma il Drago, davanti alla falsa confessione della ragazza, sogghignò senza curarsi di nasconderlo. «Sono certo che presto ricorderai ogni cosa. C'è un tempo ed un luogo per tutto.»
«Tu hai torturato a lungo mio padre, eppure lui non ha parlato. Non credere che con me sarà diverso. Dopo di lui, io sarò la tua prossima sconfitta.»
Aryen parlò con sicurezza, provocando il Drago apertamente. Parola dopo parola, sentiva il proprio coraggio crescere sempre di più, anche se, di per contro, lo sguardo del Drago si faceva sempre più strano ed ambiguo.
«Cosa ti fa credere che non parlerai?»
«Cosa fa credere a te che io sia diversa da mio padre?»
«Tu sei una donna e hai punti deboli molto diversi da quelli degli uomini. Parlerai presto, stanne certa» concluse mentre nel suo sguardo d'oro balenava una scintilla sinistra, che, anche se Aryen non riuscì a scorgere, le provocò un brivido lungo la schiena.
Tutto ad un tratto la ragazza si accorse di non provare più freddo, ma di essere molto accaldata. Sentì il sangue fluire alle proprie gote, mentre continuava a ripetersi di non avere davvero compreso a quali "torture" alludesse il suo interlocutore.
Per qualche secondo nella stanza si generò uno strano silenzio. Poi, all'improvviso, con un gesto secco il Drago attirò la ragazza a sé e le strappò le bende dagli occhi. Lei emise un gridolino strozzato per la sorpresa, poi si morse le labbra e guardò negli occhi il nemico sfidandolo apertamente.
Lui, però, anziché contrastarla, si allontanò da lei di qualche passo e, aperta la porta, chiamò a sé uno dei suoi seguaci. Per alcuni istanti si trattenne a discutere con lo sconosciuto sulla soglia, mentre la ragazza, nel buio, vedeva soltanto le ombre confuse di due sagome, senza riuscire a comprendere di cosa stessero parlando. Infine, il Drago spalancò del tutto l’entrata e soltanto allora Aryen riconobbe nell’uomo accanto a lui il guardiano cieco che aveva portato nella sua cella il drago soltanto la sera prima.
Il cieco non le disse nulla. Senza indugiare strinse tra le mani sporche e rovinate un lembo delle catene della ragazza e la trascinò via con ben poca gentilezza, strattonandola come una schiava. Ciò nonostante la principessa uscì a testa alta. Allontanandosi mantenne la postura eretta e lo sguardo fiero; si comportò da regina anche mentre veniva trattata al pari dei peggiori ladri.
«Questa donna…» sibilò il Drago tra i denti, dopo che Tares ebbe richiuso la porta alle sue spalle e si fu allontanato. «Lei è una delle poche degne di accompagnarmi nelle mie campagne di conquista.»
L'aveva vista sporca e stanca. L'aveva vista disperata ed affamata di vendetta, ma mai, nemmeno per un solo istante, nel suo sguardo aveva scorto la paura, anche se il suo fine udito gli aveva permesso di cogliere il battito accelerato del suo piccolo cuore umano. In fondo, il Drago era rimasto davvero colpito da lei, positivamente. Forse, si ritrovò a pensare, anche troppo.
Quella notte, quando rientrò nella propria stanza, il Drago non la trovò silenziosa e vuota come la notte precedente. Come aveva ordinato la principessa di Blastara, finalmente lavata, profumata ed adeguatamente vestita, era sdraiata sul suo letto. Avvicinandosi a lei a passi lenti e studiati il Drago attese che lei gli rivolgesse qualche provocazione, ma la ragazza non gli disse nulla. Domandandosi il perché, il Drago le giunse accanto e fu allora che comprese.
La brezza le accarezzava il viso dolcemente, mentre i suoi vaporosi capelli rossi emanavano i misteriosi profumi di Blastara. Il suo respiro era calmo, regolare. Aveva gli occhi chiusi e stava riposando. Ogni tanto le sue labbra si schiudevano, nell'agitazione del sogno, ed allora pareva quasi invocare il nome di qualcuno, che, però, non era lui.
I lineamenti del volto del Drago si incresparono e, contrito, le si sedette accanto. Senza indugiare avvolse la candida mano della ragazza tra le sue fredde dita e poi, alzando il viso, guardò la notte che si estendeva oltre la finestra della stanza. Nel cielo terso di Blastara, la luna splendeva facendo impallidire le stelle e facendolo sentire forte come non mai.
In un soffio il Drago spense l'unica candela della stanza e lasciò entrare il buio della notte, menzognero ed ingannevole.
«Dormi, principessa» sussurrò avvicinando le labbra all'orecchio della ragazza. «Dormi tranquilla, e sogna il tuo grandioso destino, così come io lo dipingerò per te.»