Il Re dei Popoli
I. Radia
La Sapiente Oscura
Tempesta stava per cedere. Il suo corpo stanco si inclinava senza sosta ora da una parte ora dall'altra, rischiando ogni momento di crollare definitivamente. Erano ormai tre giorni che viaggiava senza fermarsi, senza quasi bere, né mangiare, ma il suo istinto le diceva che la meta era vicina e così proseguiva il proprio cammino, incitata dagli ultimi sospiri del cavaliere che portava in sella.
Gravemente ferito, privato della mano destra perchè non potesse brandire nuovamente la spada, Hemas di Blastara continuava a ripetere rocamente un unico, fondamentale comando: "avanti". Le forze gli mancavano ed aveva perso la vista ormai da diverse ore a causa delle ferite e della stanchezza, ma non poteva permettersi di rallentare il passo. Sapeva che, se si fosse fermato anche un solo istante, non sarebbe più riuscito a riprendere il cammino ed il tempo a sua disposizione stava per scadere.
Non possiamo fermarci, continuava a ripetersi. Dobbiamo portare il messaggio a Hecatoor.
All'improvviso Tempesta ebbe un sussulto e nitrì con voce roca, assetata, scuotendo la testa ed il manto color avorio. Il cavaliere allora, facendo appello alle ultime forze, alzò la testa e provò ad aprire gli occhi, senza però riuscirci. Era così stanco, e così debole... Quanto mancava ancora alla meta?
All'improvviso Hemas si sentì mancare. Tremò, ma prima di svenire volle trovare la forza di incitare il suo fido destriero un'ultima volta.
«Avanti» sussurrò ancora, rocamente, disperatamente. Infine sentì un grande freddo avvolgerlo e, con esso, calò anche il buio.
Poco distante, tra le rovine della Torre Sud di Hecatoor, il fresco vento della sera sferzava il volto pensieroso dell'ultimo erede della Fortezza della Magia, scuotendogli i disordinati capelli castani. Egli, immerso nel silenzio più totale, lasciava ciondolare le gambe a penzoloni nel vuoto, mentre perdeva lo sguardo verso l'orizzonte. Sapeva che tutto ciò che vedeva gli apparteneva e questo l'aveva sempre riempito d'orgoglio.
Eppure, quel giorno non riusciva a gioirne come al solito. Il suo animo era assorto, inquieto. Per questo si era ritirato a pensare proprio in cima alla Torre Sud; nell'unico luogo della fortezza a cui era proibito accedere ed in cui nessuno voleva andare.
Tutti ne avevano paura, chi perchè era a conoscenza della terribile lotta di magia che si era verificata in quel luogo ormai quindici anni prima, chi perchè credeva che fosse abitato da fantasmi...
«Salve, giovane re.»
All'improvviso la voce vellutata di una donna richiamò l'attenzione del ragazzo. Khajil si voltò, trovandosi di fronte ad una figura alta e slanciata, quasi evanescente. I raggi del sole che moriva trafiggevano il suo corpo inconsistente. Il suo viso pacato, coronato dai lunghi capelli biondi, non mostrava alcuna emozione. Era bianco come la neve, anch'esso trasparente, fatta eccezione per gli occhi neri della donna, scuri e materiali come la pece stregata, che, gli era stato raccontato, anni addietro aveva ricoperto Hecatoor come una fitta pioggia.
Era lei la figura che alcuni avevano visto balenare tra le antiche rovine della Torre Sud, quando le nubi coprivano la luna oscurando il cielo. Tutti la temevano, chi per sentito dire, chi perchè l'aveva vista. Tutti, tranne Khajil. Lui la conosceva da sempre, anche perchè era stata lei ad insegnarli come usare il potere che gli scorreva nelle vene e che aveva ereditato da suo padre: il grande Atlas di Hecatoor.
«Ciao, Radia» la salutò lui gonfiandosi d'orgoglio nel sentirsi chiamare già re. Era un ragazzo desideroso di crescere in fretta e di disporre liberamente di ciò che sentiva già suo e che, credeva, sua madre non amministrasse al meglio.
«Senti come si agita il vento?» gli chiese all'improvviso la Sapiente, facendo un passo in avanti e guardando il vuoto al di fuori di un varco aperto con la forza tra le antiche pietre della torre. «Viene da sud, da molto lontano, e porta sventure.»
Il volto del giovane re si incrinò appena ed i suoi occhi si assottigliarono, in segno di disappunto.
«Parli del cavaliere che è stato trovato e soccorso qualche ora fa? Dicono che venga proprio da sud.»
In un lampo la figura della donna svanì dalle sue spalle, per poi ricomparire di fronte a lui, sospesa nel vuoto.
«Se lo ordini, posso aiutarti a scoprirlo.»
«Come?»
«Consegnandoti la mia magia: il potere di vedere.»
«Davvero lo faresti?»
Lei chinò il capo, rimettendosi al suo giudizio.
«Per voi, giovane re, farei qualsiasi cosa.»
Khajil, vedendola completamente al suo servizio, decise quindi di accettare ed annuì con il capo. Non era la prima volta che la Sapiente gli concedeva di usare la sua magia e, per quanto si sentisse stanco e spossato dopo aver visto con gli occhi della donna, il ragazzo faceva sempre più fatica a rinunciarvi. Per lui, ogni volta era un'esperienza diversa, per certi versi prodigiosa ed irrinunciabile.
In risposta lei gli sorrise, mentre una strana scintilla balenava per un istante nel suo sguardo.
«Rilassati» gli suggerì mentre si tendeva verso di lui e l'abbracciava, fondendosi con lui e con il suo spirito. Nella luce del sole che moriva, l'ombra della Sapiente svanì dentro al corpo del ragazzo, e lui sentì le dita sottili e gelide di lei ghermirgli il cuore come in una morsa. Sussultando per il dolore Khajil strinse le mani sul petto, mentre avvertiva il proprio potere crescere sempre di più. Fu allora che i suoi occhi scuri cambiarono colore all'improvviso, divenendo color pece come quelli della Sapiente.
Lui, però, non se ne accorse. Pur di esercitare il potere che lei gli aveva consegnato si abbandonò completamente a Radia, che portò la sua coscienza lontana, nel buio...
Khajil udì un singhiozzo. Poi un altro, trattenuto a stento, mentre qualcuno respirava faticosamente, quasi a scatti.
«Namai amos, namai amos thurtui, Shandra.»
Una figura nascosta lo ripeteva di continuo con voce flebile, quasi sussurrando. Pareva essere una ragazza e parlava in una lingua che Khajil non conosceva, ma che ricordava si avere già sentito. Che si trattasse di una preghiera alla Dea in cui credevano alcuni degli abitanti dei Quattro Regni?
"Chi sei?"
Khajil avrebbe voluto chiederlo, ma dalle sue labbra non uscì alcun suono. Il potere della vista gli permetteva di spostarsi nello spazio, ma non di interferire con ciò che gli occhi della mente scrutavano. La domanda che gli si materializzò nella mente, allora, divenne un'altra.
"Perchè mi hai portato qui, Radia?"
All'improvviso il ragazzo sentì il rumore di una porta che si apriva e di passi pesanti che facevano l'ingresso in quella stanza a lui sconosciuta. Colei che stava respirando a fatica, compressa nel suo nascondiglio, trattenne il fiato, mentre il suo cuore accelerava i battiti, sempre di più. I tacchi degli stivali di colui che era entrato battevano sul pavimento marmoreo con incedere lento e cauto; probabilmente si trattava di un esploratore. In silenzio, anche Khajil rimase in attesa. I passi si avvicinarono sempre di più e poi, ad un tratto, arrestarono il loro incedere.
Nel buio apparve uno spiraglio di luce, oscurato a tratti dall'ombra di qualcuno. Per un momento il tempo parve fermarsi, ma poi, all'improvviso, la porta del nascondiglio fu aperta ed una luce accecante obbligò Khajil a chiudere gli occhi. Una voce femminile gridò ed una mano nemica si avvolse attorno al suo collo, attutendo la sua voce. Infine, fu di nuovo buio. E silenzio.
Il vento, divenuto impetuoso, sferzò gelido il volto dell'erede di Hecatoor, portando con sé l'odore della pioggia. A Khajil parevano trascorsi soltanto alcuni istanti, ma il cielo era cambiato radicalmente. Si abbandonò, lasciandosi scivolare a terra. Le forze gli mancavano. Nuvole scure si erano addensate sulle loro teste, richiamate dalla magia nera usata dalla Sapiente della Torre Sud. Di lontano, si udì il boato di un tuono ed il ragazzo tornò in sé.
«Cos'è... stato?» chiese confuso.
Radia gli rispose pacata.
«Hai visto ciò che sta accadendo a Blastara, giovane re.»
«A Blastara?» domandò ad alta voce Khajil, a cui quel nome di luogo ricordava qualcosa, anche se non riusciva a capire cosa.
«Esattamente.»
«Ma chi è la ragazza che ha gridato? E di chi è la mano che l'ha afferrata?» continuò il ragazzo con un tono sempre più severo e preoccupato.
La Sapiente gli sorrise enigmatica.
«Questo lo scoprirai molto presto.»
Infine, con una carezza inconsistente, la donna salutò il suo giovane re e poi, mentre il manto scuro della notte iniziava a ricoprire il cielo attraversato da lampi blu come le scintille di potere che si agitavano negli occhi della Sapiente, lei svanì.
Khajil provò a chiamarla con voce irata. Le ordinò di riapparire e di spiegarsi, ma tutto fu inutile. Nel sussurro nascosto che spegne la candela, l'ombra della Sapiente svanì nel nulla, lasciandolo solo. Solo, con uno strano e sinistro presagio che si agitava nel suo giovane cuore curioso ed impaziente di comprendere.