Malinche
Non è difficile, navigando in internet o leggendo qualche libro di storia, trovare raffigurazioni di Cortès insieme ai suoi soldati, intento a conquistare il Messico.
E’ però altrettanto semplice notare anche sue raffigurazioni insieme a una donna dai lunghi capelli scuri e dalle vesti indigene. Questa donna è Malinche, forse meglio conosciuta con il nome in spagnolo datole dai conquistadores "Doña Marina".
Fu lei, insieme alle malattie portate dagli stranieri, la chiave della conquista di tutto il Messico. Non furono quindi i 500 disgraziati portati da Cortès insieme ai 10 cannoni di cui era armato, e non fu soltanto la sua abilità strategica.
Perchè, anche se molti non lo sanno, le forze, gli uomini e le armi degli indigeni, per quanto non evolute quanto quelle degli spagnoli, erano di almeno cento volte superiori.
A fare la reale differenza furono le conoscenze di questa donna e la sua abilità di traduzione. Fu regalata come dono propiziatorio dal signore di Montezuma poco dopo lo sbarco di Cortès, e da subito il Conquisatore si accorse della sua capacità di traduttrice. La giovane, infatti, parlava maya e conosceva il nahuatl, la lingua azteca.
Nei complessi dialoghi che si svolgeranno per tutta la durata della spedizione con nazioni e tribù molto differenti tra loro, e che usavano linguaggi diversi, fu lei l’interprete. Il suo ruolo, però, non fu solo quello di una semplice traduttrice; lei diventò compagna di Cortès e sua informatrice, salvando il conquistatore in diverse occasioni e infromandolo sulle usanze locali.
In Tlaxcala consigliò di tagliare le mani delle spie in modo che i nativi rispettassero gli spagnoli. In Cholula avvertì Cortès della cospirazione degli Aztechi; e la risposta del Conquistatore fu il massacro crudele che fece della popolazione di questa città. Nel Messico-Tenochtitlan spiegò la credenza religiosa e la visione fatalistica che regnavano nella mente del tenochca sovrano; inoltre ha combattuto vicino agli spagnoli in più occasioni.
Di lei, però, oltre a questo, si sa poco o nulla. A parte poche grezze raffigurazioni non esistono sue descrizioni fisiche e questo lascia la sua immagine al mistero e alla supposizione.
Si dice invece che fosse una donna dal carattere molto forte, che osava parlare con gli ambasciatori aztechi direttamente, in un mondo indios in cui normalmente era vietato alle donne rivolgersi agli uomini parlando di questioni politiche o religiose.
Oltre alle vicende storiche, però, vi è anche una storia.
Quella che narra di come Cortès abbia sedotto Malinche, o viceversa, quella che racconta del figlio che la donna ha partorito: Martin. Figlio suo e di Cortès, seppur riconosciuto dal Conquistatore, che aveva un’altra famiglia in Spagna, solo verso la fine dei suoi giorni.
Malinche fu sua compagna, la sua donna e la sua amante, ma poi, quando Cortès giunse al termine della sua conquista, la loro storia si fece tragica.
In realtà anche ora, dopo molti anni e molti studi, il loro finale risulta avvolto nell'ombra, e non restano che congetture e supposizioni.
Si dice infatti che il Conquistatore, per allontanarla da sé e premiarla dei suoi servigi, la diede in sposa ad uno dei suoi ufficiali e, secondo alcuni fonti, fu proprio lui a commissionare la sua morte per evitare che gli si opponesse nei processi che scandirono la fine della sua vita.
Ma qui la storia diventa forse mito, fantasia, e la traduzione delle notizie che ho trovato si è fatta sempre più difficile. Il loro, dunque, rimane un finale avvolto nel mistero, seppur tragico.
Forse proprio per questo sono stati scritti molti libri sul rapporto tra Cortès e Malinche e tanti altri hanno affrontato il tema dell’importanza dell’opera di Malinche nella conquista del Messico. Tanto è stato detto, tanto ancora resta da scoprire e molto di più da appurare.
Essendo una "scrittrice" nella mia storia non ho voluto scandagliare le varie tesi, ma mi sono preoccupata soltanto di dare la "mia verità" senza scrivere nulla di palesemente contrario alla storia.
Come si suol dire: dove non arriva la conoscenza, arriva la fantasia dello scrittore.