Immagini
Anche in questa storia ci sono state delle immagini che hanno condizionato la stesura.
Una, forse la più importante, è la bozza che Step ha disegnato in contemporanea alla scrittura del primo capitolo di Ultima Notte di Caccia, mentre le altre sono delle fotografie che ho realizzato nel corso del mio viaggio in Messico, che mi hanno aiutato nella descrizione dei dettagli di natura spaziale e nella ricreazione di certe atmosfere.

Cominciamo dall'immagine che ho scelto come "copertina" di questa storia.
E' una fotografia che ho scattato in Messico, all'ingresso all'antico sito di Tolum. Non è ovviamente rielaborata, ma è un'immagine che la natura ha creato da sè: un albero con le sembianze di un Drago.
Guardandola, istintivamente, ho progettato l'entrata del villaggio degli Ushan.
"Nell'oscurità della sera l'albero del Drago, un fusto secolare che gli stregoni prima di Imamu
avevano eletto guardiano del villaggio, appariva ancora più spaventoso. Le sue fauci, digrignate nel buio, parevano quasi voler inghiottire la luna, mentre i suoi artigli, scarni e nodosi, si agitavano inquieti percossi dal vento. Nel guardarlo Estella sentì nascere in lei un'insolita paura."
(Ultima Notte di Caccia, cap. III)

Nella bozza di Step è rappresentato un momento di contatto intimo tra Hania ed Estella; un momento che ho trovato particolarmente romatico e che per questo ho voluto riproporre nella mia storia anche se, originariamente, non era contemplato.
Difatti c'è una sorta di errore storico: i cenote sono tutti fiumi sotterranei, ma, per meglio adattare il disegno al capitolo che avevo scritto, ho sottolineato che l'incontro si svolgeva in un luogo in cui il cenote emergeva alla luce, anche se -e chi è stato in Yucatan lo sa- questi fiumi normalmente non generano cascatelle.
Su questo disegno, inoltre, ho poi basato le descrizioni dei personaggi.
"Hania si mostrò a lei dall'alto della cascatella del cenote e poi si inginocchiò sulla nuda terra,
tendendo una mano verso il viso della ragazza in una silenziosa carezza.
Dapprima, sentendo qualcosa di ignoto che le sfiorava il volto, Estella si spaventò.
Poi, però, alzando lo sguado riconobbe Hania e così i suoi occhi si rasserenarono.
La ragazza si protese dolcemente verso di lui, prese la mano dell'indigeno tra le sue e se la portò nuovamente sulla guancia, alla ricerca di un altro dolce contatto, come se il primo, magico,
non avesse fatto altro che renderle necessario anche il secondo."
(Ultima Notte di Caccia, cap. II)

La piramide di Chicken Itza era veramente maestosa il giorno in cui l'ho visitata. Il cielo grigio la rendeva più grave e severa e mi è dispiaciuto davvero non potervi salire sopra.
La guida ha detto che dall'alto a tutti, anche a chi non ne soffriva, venivano le vertigini e non l'ho messo in dubbio nemmeno un momento. La scalinata è elevata e i gradini pochi, ma alti. E' un'impresa ardua che, ne sono certa, mi avrebbe ripagato della sforzo.
"Davanti al suo cammino si ergeva, maestoso nella notte, il grande Tempio del Giudizio,
dimora degli Dei e del grande stregone della tribù. Ai lati dell'alta scalinata proibita,
che conduceva dritta al cielo, ardevano due enormi bracieri,
le cui lingue di fuoco danzavano come fate leggiadre davanti agli occhi dei serpenti di pietra
che scendevano ai suoi lati, gravi. Essi, con i loro brillanti occhi di smeraldo,
parevano quasi osservare coloro che si erano radunati nella grande piazza del villaggio,
giudicandoli.
Eppure, quella notte, il verdetto non sarebbe stato per loro."
(Ultima Notte di Caccia, Cap. I)

Tolum è un sito archeologico che mi ha colpito moltissimo. E' una città maya, in cui è ancora possibile, nonstante il tempo trascorso, respirare un'aria strana, antica, e comprendere come vivevano le popolazioni indigene.
Si possono trovare mura di case popolari, resti dell'antico porto, templi, giardini curati e persino campi che, probabilmente, un tempo venivano coltivati dalle popolazioni locali. E' un villaggio silenzioso ed è bello, passeggiando, riuscire a sentire il rumore del mare in lontananza.
"Poi, finalmente, Cortès superò l’ingresso del villaggio degli Ushan, trovandosi davanti soltanto a fantasmi. Il suono dei tamburi si era spento all’improvviso pochi istanti prima del loro ingresso.
Il silenzio che regnava non pareva terreno e le case erano spoglie e vuote. Non si vedeva nessuno intorno a loro, ma ogni cosa era intatta, come abbandonata all’improvviso. Le tavole erano apparecchiate, i letti in cui gli indigeni avevano passato la notte erano sfatti e gli attrezzi che usavano per coltivare i campi erano tutti al proprio posto, ma senza alcun lavoratore.
Tutto intorno era solo deserto senz’anima."
(Ultima Notte di Caccia, cap. IV)

A Tolum erano presenti moltissimi templi, ed erano altrettanto numerose le rappresentazioni degli Dei perchè, è bene ricordarlo, i maya erano una popolazione fermamente credente.
Questo villaggio è collocato sul mare e molti degli abitanto erano pescatori, ecco perchè le rappresentazioni del grande dio Chaac, il dio dell'acqua, sono molto numerose. Eccone qui un esempio.